Il muro

Questa sera cena leggera, la peperonata del pranzo mi ha stroncato! …o saranno state le quattro fette della torta amorevolmente distribuita dalla nuova vicina, tutta uova e burro? A riprova che la bontà non porta necessariamente al bene (soprattutto usando una lingua ambigua). Ad acidificarmi ancora di più lo stomaco ci ha pensato un tg (non saprei dire quale), informandomi che il Senato degli Stati Uniti d’America ha approvato il progetto della costruzione di oltre mille chilometri di muro alla frontiera con il Messico, come misura contro l’immigrazione clandestina.
Qui trovate la notizia (scusate, ho inserito la prima fonte che ho trovato), e qui un commento (anche in questo caso ho pescato nel mucchio).

Non credo che sentiremo, almeno tramite i canali di comunicazione di massa più diffusi, politici e intellettuali fare paragoni con altri muri, stigmatizzati dalla storia come vergognosi. Come del resto non si è sentito commemorare l’11 settembre 1973, o come si propaganda l’idea che Hiroshima e Nagasaki siano state distrutte da calamità naturali (come se le bombe atomiche fossero apparse dal nulla).
Va be’, sarà la solita tirata antiamericana, ma, cribbio , proprio loro erigono un muro?

Non che le cose siano semplici per chi tenta l’immigrazione clandestina. E neppure chi riesce ad attraversare il confine senza farsi prendere non se la passa benissimo.
Nel film Le Tre Sepolture viene rappresentato, con un certo realismo, credo, un tentativo di passare il confine fra Messico e USA, stroncato da un intervento piuttosto violento delle guardie. Qualcuno però riesce a superare il blocco. Una guardia di confine chiede ad un’altra in quanti sono passati. "In tre", è la risposta. "Be’, qualcuno dovrà pure raccogliere le fragole!".

E non è una storia nuova, già nel 1948 Woody Guthrie in una canzone parlava degli immigrati messicani illegali. Il leggendario cantautore folk fu ispirato dalla notizia di un incidente aereo in località Los Gatos, in cui morirono ventotto lavoratori messicani "deportati" da una parte all’altro del confine, senza garanzie, in base ad accordi fra governo messicano e statunitense, accordi di sfruttamento. Guthrie fu colpito dalla frase del radiocronista che aveva dato la notizia: "The radio says, They are just deportees", i morti sono "solo" degli stagionali…

Riporto il testo, vale la pena leggerlo.
E ascoltare la canzone, ci sono molte bellissime versioni in giro.

Plane Wreck At Los Gatos (Deportee)

The crops are all in and the peaches are rott’ning,
The oranges piled in their creosote dumps;
They’re flying ‘em back to the Mexican border
To pay all their money to wade back again

Goodbye to my Juan, goodbye, Rosalita,
Adios mis amigos, Jesus y Maria;
You won’t have your names when you ride the big airplane,
All they will call you will be "deportees"

My father’s own father, he waded that river,
They took all the money he made in his life;
My brothers and sisters come working the fruit trees,
And they rode the truck till they took down and died.

Some of us are illegal, and some are not wanted,
Our work contract’s out and we have to move on;
Six hundred miles to that Mexican border,
They chase us like outlaws, like rustlers, like thieves.

We died in your hills, we died in your deserts,
We died in your valleys and died on your plains.
We died ‘neath your trees and we died in your bushes,
Both sides of the river, we died just the same.

The sky plane caught fire over Los Gatos Canyon,
A fireball of lightning, and shook all our hills,
Who are all these friends, all scattered like dry leaves?
The radio says, "They are just deportees"

Is this the best way we can grow our big orchards?
Is this the best way we can grow our good fruit?
To fall like dry leaves to rot on my topsoil
And be called by no name except "deportees"?

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2 risposte a Il muro

  1. wilcoyote ha detto:

    Grazie Albatros! Lo sarà, nonostante tutto. Sono appena tornato dalla serata musicale (di cui appena possibile racconterò), un’esperienza emozionante e appagante.
    Tuttavia riesco sempre a rendermi conto del disagio di tanta parte dell’umanità, per cui oggi, come ieri, come domani, è, è stato, sarà già un risultato essere vivi.

    Ciao!

    Mario

  2. OldTimeSoul ha detto:

    questo è un ottimo pensiero per andare a letto sereni alla sera…”sapere che è già abbastanza essere vivi” …. forse così si vive felici?
    …non lo so ma certamente da forza e consapevolezza della nostra condizione! sempre così instabile!
    grazie per avermelo ricordato, nonostante tutto, ha dei lati positivi!
    ringrazio per essere viva e assaporare l’esaltante esperienza dell’esistenza, fino a quando questa mi sarà concessa!

    un bacione!

    Martina

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