Goodbye Janis – part one

Come promesso, racconterò la serata musicale del 2 ottobre. Gli antefatti sono nel post “Serata musicale”.

Dividerò il racconto in tre parti, un "prima", un "interludio", un "durante e dopo" lo spettacolo.

Martina ed io arriviamo alla Salumeria della Musica alle 18,30. Scarichiamo gli strumenti ed entriamo nel locale. In stile finto-proletario è stato ricavato da un vecchio magazzino, credo.
Dentro è piuttosto buio, e tale rimarrà durante tutta la serata. Probabilmente per creare l’ambientazione “buia e fumosa” del jazz club da manuale, già devono rinunciare al fumo…
Credo che pure chi non mi conosce abbia intuito che per me “trendy” è una parolaccia.

La Salumeria è spaziosa, anche se non ho capito bene come è organizzato tale spazio, dal momento che non si vede una mazza. Mi pare che al centro ci sia il bancone, c’è poi un ampio soppalco arredato con tavoli e tavolini, in una miscela di high-tech e di antiquariato.
Su un lato dell’ambiente il palco, non grandissimo, ma dall’aria “professionale”, tagliato su misura per quartetti, al massimo quintetti. E’ stato corredato di passaggi vari per introdurre gli artisti senza che passino davanti ai tavolini. Altra cosa che non apprezzo, per cui passo tranquillamente fra gli avventori, con i miei strumenti in mano.

Ci incontriamo con Ezio, l’organizzatore, Roberto, che si occupa della proiezione di diapositive in tema con la serata, Sonja, la regista e attrice dell’evento, Brunella, una delle cantanti che interpreteranno Janis.
I primi tre ostentano un’aria fin troppo professionale, la pianificazione dell’evento assume connotazioni maniacali, non è proprio il mio modo di vedere. Ma non è un mio concerto, cerco di vedere il tutto con distacco (poco) e umorismo (un po’ di più).
Incontriamo anche Carlo, il pittore “rock” che durante il recital sul palco dipingerà un ritratto di Janis Joplin. E’ un uomo semplice, un artista che sa dosare istinto e tecnica. Si esprime senza preoccupazioni di stile, mescolando il dialetto basso-milanese all’italiano, parlando di colori, di tette, di salame, di musicisti, non finge di sapere quello che ignora, e sa molto di più di quello che esprime a parole. Mi è simpatico. Veramente, sono portato a trovare simpatici quasi tutti, anche personaggi scorbutici, cercando di capirne le ragioni. Chi trovo antipatico fa del suo meglio per comunicarmi il concetto! (se a qualcuno importa, il parere è del tutto reversibile).
Appare in sala anche Laura Fedele, un “nome” del jazz-blues italiano. Un’aria da star scazzata, credo che come me si sia sentita un po’ a disagio nel fumo generato dai discorsi un tantino snob di alcuni personaggi (l’arrosto è al massimo una quaglia, il fumo però è da incendio). Beh, forse un po’ di sindrome da star ce l’ha, non so. Forse in questo ambiente è necessario ostentare persuasione, oltre ad averla.

E’ tempo di fare il sound-check. Naturalmente inizia Ezio che, oltre a presentare la serata, registrata per essere trasmessa da Lifegate Radio, accompagnerà alla chitarra e autoharp la cantante Brunella.
Deve amplificare due chitarre acustiche, dotate di moderni pickups, collegate tramite preaplificatori ad un costoso mixer dedicato, che a sua volta manda il segnale all’impianto del locale. Il ragazzo è perfezionista e non bada a spese! Inizia un calvario di quasi un’ora: sul palco il chitarrista suona incessantemente lo stesso fraseggio, giù Roberto, che oltre ad occuparsi delle proiezioni, è a sua volta un valido musicista, dà indicazioni su come il suono esce. Smanettando su tutte le regolazioni possibili, con l’aiuto del fonico del locale, provano un’infinità di combinazioni timbriche (a mio modesto parere, la prima che hanno trovato era perfetta), arrivando alla fine ad un compromesso che pare non soddisfare molto Ezio. Musicisti e fonici sembrano ignorare che il suono di una chitarra acustica è una faccenda che coinvolge tutto lo strumento, mentre i pickups elettrici usati, per quanto sofisticati, rilevano soprattutto il suono delle corde, con risultati ovviamente distanti dal timbro vero della chitarra.
Il sound-check di Laura Fedele per fortuna è molto più breve, ha fatto solo un po’ di storie per il timbro del pianoforte a quarto di coda… e va be’!
Alla fine tocca a me: con una discreta chitarra “da battaglia” (una Martin 000-M), attrezzata con un pickup di media qualità ho impiegato trenta secondi ad ottenere un timbro soddisfacente.
Di solito sono un maniaco della fedeltà di riproduzione del suono degli strumenti acustici, e preferisco affidarmi ad un buon microfono, ma quando serve… mi accontento!
Un paio di minuti, invece, mi sono serviti per la chitarra resofonica (dobro, per gli amici), per cui ho dovuto, nonostante i dubbi di Ezio, usare un microfono. Con ottimi risultati.
Anche Martina e Brunella sono state veloci nella loro prova di suono, hanno padronanza delle loro capacità vocali, e non si sono fatte problemi.

Nel frattempo, dalla cucina si leva un profumo di soffritto alla cipolla. Profetizzo un risotto per cena (be’, la profezia è stata aiutata dall’aver adocchiato due scatole di riso in mano ad uno dei baristi…).

(continua nel prossimo post)

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13 risposte a Goodbye Janis – part one

  1. albatros900 ha detto:

    ovviamente ci intendiamo sul “virgolettato”; quanto al cd…ma si, ci accorderemo per l’invio!
    il raccontino, parte prima, e’ divertentissimo!(leggiti un mio post che si chiama “passi notturni” se ti capita…
    un salutone

  2. wilcoyote ha detto:

    Sapevo che avrei potuto contare su di te! 😉
    …d’altra parte, far convivere Guccini e Mahler richiede apertura mentale.
    Sull’argomento Riuriuchiu (vedi queste pagine ha scritto un post in questi giorni. Sicuramente avresti osservazioni interessanti…

    Andrò a vedere il post che mi hai indicato, sperando che sia scritto in qualche lingua di mia conoscenza ;D

    Non ti preoccupare per il CD, io credevo scherzassi, ho preso la tua domanda come un gioco (non a premi!).

    Di che parte dell’Italia sei (se è lecito chiedertelo)… presumo di Roma o dintorni, ci ho preso?

    Alla prossima puntata!

    Ciao

    Mario

  3. OldTimeSoul ha detto:

    Buongiorno Mario!!!
    ma che precisione!!! hai descritto il tutto benissimo fino ad ora (a parte le varie pipì…ovviamente! ^^), adesso attendo con ansia di poter leggere la parte seguente! mi piace il tuo modo di fare cronaca, io lo feci l’anno scorso quando andai a San Elpidio a sentire Country Joe e Co., erano circa 3 o 4 fogli di Word!!!! non volevo dimenticare niente, nessun momento doveva essere cancellato, volevo poter rileggere quell’avventura dopo anni e provare ancora le stesse emozioni! quella volta fu complice il fatto che la mia collega era in ferie ed io ebbi tutto il tempo per pensare all’intervento e a come stendere il tutto sul foglio….purtroppo questa volta non avevo tutto questo tempo e mi fa piacere che almeno uno dei due stia scrivendo un bel racconto dettagliato della serata! salverò tutto, stamperò e custodirò in una bella scatoletta nel mio armadio per poi rileggere ogni volta che vorrò respirare un pò d’aria fresca…. o sentire il profumo di soffritto del risotto! ;P
    non era poi così salato! (Bbeeeehhhhh —>verso di capra o pecora in questo caso da intendersi come capra! ^__^)
    ti mando un bacione!
    a presto!!!!!!!

    Martina

  4. wilcoyote ha detto:

    Buongiorno a te, Martina!

    Eh, i vantaggi di avere un uffcio mio! 😉

    Cercherò di ricordare e scrivere tutto anche per te. Ricordo il tuo meticoloso resoconto delle serate con Country Joe!
    …ma a te basterà chiedere, e ti ricorderò io la serata, ho buona memoria! 😀

    Ho due pc in contemporanea da preparare, se non mi aggiungono altri casini potrei usare i tempi morti delle installazioni per scrivere altri pezzi della vicenda!

    A presto, un bacio.

    Mario

  5. zanocom ha detto:

    Benedetto il giorno in cui scomparirà l’usanza di tirarsela sentendosi esperti-professionisti: dal locale milanese alla festa della pro-loco della lomellina c’e’ sempre l’esperto in agguato.

    Mi hai fatto venire la curiosità sul dobro. Marca e modello?

  6. albatros900 ha detto:

    che dirti? ti ringrazio davvero per il generoso e dettagliato commento al mio post. neppure un critico letterario avrebbe fatto meglio (ed e’, ovviamente, un complimento). soprattutto hai colto perfettamente lo spirito e la lettera.
    per le altre domande ti rinvio al messaggio privato.
    un saluto

  7. wilcoyote ha detto:

    Grande zano! D’altra parte, la differenza di tempistiche per il soundcheck, a parità di risultati, la dice lunga 😉
    Sì, non ho ecceduto in dettagli tecnici, adesso rimedio:

    Il dobro è un Regal RD-30 Squareneck, nero.
    Come QUESTO.
    Forse lo saprai già, lo squareneck è caratterizzato dall’avere il manico grosso, a sezione rettangolare, e le corde un centimetro e mezzo sopra la tastiera. Ovviamente non si può “diteggiare”, si suona tendolo sulle ginocchia, con un massiccio slide (quello delle lapsteel). E’ uno strumento tipico del country e del bluegrass, i miei generi preferiti, ma se ci sai fare esce del ruvido blues, dai sapori “delta”… è quello che ho provato ad ottenere.

    Già che ci sono, la chitarra che ho usato, la Martin 000M, è amplificata con un Fishman Matrix Natural, che faccio passare per un ulteriore preampli Fishman (semplice, con gain e due toni). La chitarra suona bene da acustica, monta corde .12/.54 che mi consentono di fare roba più “rock”.

    Il mio strumento principale è una Bourgeois Country Boy (cercando un po’ la puoi vedere QUI), su cui monto cordazze .13/.56 e ci randello sopra con un plettro di due o tre millimetri. Non è amplificata, mi affido all’ottimo AKG C1000 (con disperazione dei fonici!).

    Poi suonicchio il mandolino, ho un vecchio Ibanez stile A e un mandolino lombardo (fondo piatto) vecchissimo, recuperato da un rigattiere, che ha un bel timbro caldo, per le cose più tranquille, old-timey.

    Inoltre, possiedo una Fender Telecaster Reissue ’52 (ottimo suono vintage), che purtroppo è ferma da un paio di anni. L’ampli è un Fender Hot Rod Deluxe, un po’ meno vintage, che sostituisce l’amato Vox AC-15, scassatosi irreparabilmente.

    Troppo dettagliato? ;D

    Ciao!

    Mario

  8. wilcoyote ha detto:

    @albatros: grazie a te! voleva essere un omaggio al tuo stile. Chissà, in un altra vita sarei stato un critico letterario, e mi avrebbero impiccato su una pubblica piazza 😀

    La cosa a cui tengo di più è capire, come dici, spirito e lettera dei testi.

    Ciao!

    Mario

  9. albatros900 ha detto:

    la sposa cadavere e’ un bellissimo film (nello stile di tim burton), l’ho visto tre volte! la scelta non ha un motivo particolare, sono andato in cerca di immagini di quel film e mi piaceva quell’inquadratura (nel film corrisponde a uno dei momenti topici della storia), in cui si fondono l’amore(i due sposi), la morte (lo scheletro), la cultura (i libroni antichi), la luce della lampada, etc.
    visto che siamo in tema di film, mi permetto di consigliarti lo splendido “profumo”.ps ti ho lasciato una mail…

  10. wilcoyote ha detto:

    Grazie! “Il profumo” lo avevo letto anni fa, mi era piaciuto molto come storia (nonostante il tocco grottesco un po’ pesante) e come stile di scrittura (mi ero letto anche “Il piccione” e “Il contrabbasso”, sempre di Suskind).
    Ero un po’ titubante all’idea di vedere quel libro trasposto in film, ma se me lo consigli… provvederò!

    Ciao!

    Mario

  11. zanocom ha detto:

    Sono sincero nel dirti che non vedo l’ora di conoscerti dal vivo, credo che avremo molti argomenti.

    Sapevo della Country Boy ma non delle altre bimbe, interessante il dobro square neck e poi la tele reissue 52, chitarrozza che non ebbi il coraggio di acquistare a suo tempo (ora ho una asat tribute che mi soddisfa per quanto poco la suoni).
    Ti sono vicino per la mancanza dell’AC-15.
    Solo sulla Martin ho qualche dubbio.

    Ciao

  12. wilcoyote ha detto:

    @zano: dai, appena ti trasferirai nel pavese sarà più facile organizzare incontri.

    Dimenticavo, il dobro squareneck lo tengo accordato in stile “nashville”, GBDGBD, cosa che dà il tipico timbro country ma lo rende più rognosetto per il blues.

    La Asat è un marchio della G&L, ottimo strumento, dal suono più “moderno”. Migliore probabilmente delle Tele American Standard di oggi.
    Pensa che per acquistare la mia Tele, essendo sempre squattrinato, avevo venduto una Telecaster del ’67… mi piaceva di più la reissue!
    Un piccolo Vox è perfetto per quel genere di chitarra, ne smorza un po’ la “botta” sugli acuti, dando un timbro più “caldo”. Il Fender invece è perfetto per il “twang” del vecchio country.

    La Martin 000M è uno strumento relativamente economico, fondo e fasce in laminato. Però il top e le catenature sono ben costruite, la chitarra ha molta risonanza, una pronta emissione di suono. Il timbro è quello che è, meglio comunque di qualunque giapponese. In ogni caso, per il momento come strumento di backup è il massimo che posso permettermi! Rispetto alle dreadnough, come la Country Boy, la 000 è meno problematica da amplificare, senza bassi in eccesso.
    D’altra parte, la Bourgeois con un buon microfono è spettacolare.

    Va be’, sono cose soggettive.
    Quando ci incontreremo si passerà alla pratica 😉
    Sono curioso di sentire la tua Larrivée.

    Ciao!

    Mario

  13. Martina Valkyrja ha detto:

    Porca vacca!!!! Quanti ricordi!!!!! Rileggo più che volentieri!!! *___*

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