Goodbye Janis – interludio

Qualche retroscena prima dell’inizio della serata…

Sono finalmente terminate le incombenze preparatorie alla serata: sul palco sono state posizionate le sedie per le tre voci narranti, è stato sistemato il cavalletto con la tela che il pittore utilizzerà e lo schermo su cui verranno proiettate diapositive. Sullo sfondo fanno bella mostra di sé le chitarre che verranno usate, sulla sinistra il pianoforte.
La faccenda è andata per le lunghe, nel frattempo Martina ed io speravamo di poter stare nel camerino a suonare un po’, ma erano in atto le pulizie.
E’ ora di mangiare, e tutti si spostano nel soppalco, dove alcuni tavoli sono stati uniti e apparecchiati. I commensali sono piuttosto eterogenei e poco amalgamati, forse c’è stato poco tempo per conoscersi prima, soprattutto qualcuno si sente più protagonista e monopolizza la conversazione con argomenti di cui la maggior parte ha conoscenza limitata. In genere, dal letame alla fisica quantistica, qualcosa da dire ce l’ho… qui si parlava di personaggi della radio e della televisione, una mia lacuna. Il risultato è stato quello di formare tanti gruppetti, di ascoltare tanti monologhi. Eppure potevano nascere confronti interessanti, bastava non imporre la propria autorità (per carità, supportata dalla competenza) e ascoltare gli altri. Insomma, un po’ mi è dispiaciuto. Erano presenti (in ordine sparso) un pittore, un attore, una regista, due giornalisti musicali, un musicista esperto di old-time (la tradizione nord-americana bianca), una cantante di jazz, blues, canzoni napoletane, tutti con il loro bagaglio di esperienze.
Io sono stato fortunato, avevo accanto Martina, che ha cose da dire e che sa ascoltare.
Un aneddoto divertente, anche se un po’ ostentato, c’è stato: la vicenda di una puntata di una trasmissione, non ricordo se per radio o televisione, condotta da Ezio, durante la quale l’ospite musicale americano, in preda ai fumi dell’alcol, aveva abbandonato lo studio. La situazione è stata “salvata” dalla presenza di Nino D’Angelo (sic!), che si è esibito in una versione in napoletano di Let It be dei Beatles.
Arrivo al “sodo”: la cena era, come profetizzato, un mega-risotto allo zafferano e… una terrina di insalata. Nonostante il locale si chiamasse Salumeria, di salumi non se n’è visti.
Piccolo giallo, fra i condimenti mancava il sale. Appena assaggiato il risotto, però, si è capito che fine avesse fatto ;D. OK, qui i pareri sono discordanti…
Fra una chiacchiera ed una sentenza, finiamo quello che passato il convento. Martina, nonostante la linea invidiabile, non è certo una che sta a dieta, si è scofanata due piattazzi di risotto (che non le pareva salato).
A questo punto, un po’ annoiati dalla piega delle conversazioni, decidiamo di andare finalmente a suonare un po’ per conto nostro. Una cosa che mi ha turbato è stata che, nonostante la presenza di tanti musicisti, nessuno avesse voglia di suonare fuori dal concerto. Un fenomeno che osservo spesso, e che mi risulta sempre incomprensibile. Ho sempre pensato che suonare certi generi, molto poco commerciali, si una questione di passione più che di professione, e che quindi ogni occasione per fare musica sia benvenuta, non solo la circostanza del concerto.
Invece a nessuno pare interessare. Forse per paura di non poter dare l’immagine più positiva possibile suonando cose non studiate, o mai sentite. Pensare che la serata celebrava un’artista molto legata al blues, musica spontanea e adatta all’improvvisazione. Oltretutto Janis Joplin era attiva negli anni ’60, quando creatività, a volte un po’ ingenua, era la parola d’ordine e aveva la meglio sul perfezionismo formale. Invece… ancora snobismo. Bah!
Dal camerino dove avevamo iniziato a suonare qualcuna di quelle vecchie canzoni che ci rasserenano sempre siamo stati sfrattati dai narratori della serata, che, ancora perfezionismo, dovevano riprovare il copione. Nessun problema, ci spostiamo nel corridoio vicino ai bagni, fra l’altro l’acustica è ottima, soprattutto amalgama le nostre voci in armonie.
Un avventore del locale, in cerca della toilette, rimane un attimo allibito vedendosi davanti Carlo, il pittore, in tuta bianca da operaio, pronto per la sua opera, che ascolta una ragazza bionda ed un tipo con la chitarra cantare un paio di ballate… si ricompone e chiede se quello è il bagno degli uomini.
Carlo risponde affermativamente, dopo pochi secondi il tizio esce, seguito (o forse inseguito) da una prosperosa ragazza. Sopra le nostre teste la scritta “Signore”.
L’inizio dell’evento si avvicina, e tutti sembrano parecchio concitati, tranne forse noi, sedati da una musica che ci porta lontano dal nostro mondo frenetico.
Tutti danno gli ultimi ritocchi alla loro mise, Martina è perfetta nella sua semplicità, vestita molto “flower power”. Io mi allineo allo stile proletario del pittore (e cioè rimango vestito come la mattina in ufficio).
Il locale nel frattempo si è riempito oltre misura. Temevo, essendo lunedì, che sarebbero venuti quattro gatti, giusto i parenti. Invece la gente si accalcava, l’organizzazione, che aveva iniziato richiedendo la prenotazione dei posti, non riusciva a far fronte agli arrivi. La temperatura fisica ed emotiva era in aumento.
Ezio sale sul palco, ottiene l’attenzione del pubblico, e annuncia l’imminente spettacolo precisando che sarebbe stato registrato per essere trasmesso da Lifegate Radio, una radio specializzata in rock e blues. L’ora si avvicina, avverto quella emozione, quella punta di tachicardia che da sempre mi accompagna prima delle esibizioni. Fa parte del piacere di suonare dal vivo, so che sul palco sarò tranquillo, so che il fatto che ci siano due o duemila persone non mi influenzerà. E’ giusto che ci sia questa punta di adrenalina prima che tutto inizi. Vicino a me c’è Martina, anche lei con il suo intimo carico di emozioni e aspettative, le sue piccole preoccupazioni (mi ricorderò i testi? Riuscirò a sistemare il leggio?), la consapevolezza della sua bravura.
Lei per me, invece, è una sicurezza: so che ci intenderemo, saremo pronti agli imprevisti, intrecceremo strumenti, voci e anime per dare origine a quella cosa che è più delle somma delle parti, la musica.
Ognuno prende il suo posto: Ezio, Sonja, la regista, e l’altro attore, di cui non ricordo il nome, sul palco, dove tre sedie li attendono; Carlo il pittore si avvicina al suo cavalletto; Roberto si porta alla postazione del computer, da cui gestirà la proiezione di diapositive; Martina, Brunella e Laura, assieme a me e a Claudio, il ragazzo di Brunella che partecipa all’organizzazione, si “nascondono” in uno sgabuzzino che dà accesso al palco dal lato sinistro.
Dentro c’è buio pesto, non si vede nulla e ci preoccupiamo di non poter seguire il copione, su cui sono segnati i momenti esatti delle nostre entrate in scena. Dopo qualche bestemmia ripieghiamo su una candela… meglio che niente, un tocco romantico in mezzo al ciarpame che affolla lo sgabuzzino. Martina ed io ci sediamo, abbastanza sereni, Brunella passeggia nervosamente, imprecando, Laura, da buona artista jazz, si scola un qualche alcolico non meglio identificato.

Parte la musica, un’immagine di Janis appare sullo schermo, si accende un riflettore.
Ci siamo. Inizia!

(continua nel prossimo post)

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6 risposte a Goodbye Janis – interludio

  1. albatros900 ha detto:

    splendido, mario! non lo dico per ricambiare i tuoi positivi giudizi sul mio post!e’ bellissimo. ti dico che leggendolo, mi e’ venuta una gran voglia di essere lì quella sera, a parlare e ASCOLTARE soprattutto. (credo che mi sarei ritrovato vicino a te e a questa martina, chissa’ perche’?). be, se venite dalle parti di roma a suonare, o a roma stessa dove abbondano spazi liberi di musica e suoni, saro’ in prima fila ad ascoltarvi. rendi perfettamente l’aria di quella serata, tanto che sembra di esserci dentro.
    come ti scrivevo giorni fa, mi sento parte di una minoranza, ma francamente…quanto si sta bene co sta minoranza!(anche quando non ci si conosce di persona)

  2. wilcoyote ha detto:

    Albatros, grazie! Un complimento da parte di uno che scrive come te fa piacere. In realtà temevo che il dettaglio avesse potuto far perdere la parte emotiva… Sai, Martina nel suo blog ha scritto un commento suo, emozione pura, se vuoi leggerlo lo trovi al link “old-time soul”.

    Eh, sì, dal poco che ho intuito saresti stato vicino a noi. Pur avendo gli argomenti per commentare qualunque sparata dei “vips” 😉

    Sarebbe bello venire a Roma a suonare la nostra musica. Ho conosciuto tempo fa Mariano De Simone, tuo concittadino e grande esperto di old-time music, autore di libri sull’argomento e musicista lui stesso. Non sarebbe male condividere i suoi spazi (ma a noi basta un angolo in una piazza).
    Chissà…

    Ciao!

    Mario

    p.s. ti sto rispondendo, sono un po’ incasinato ma entro domani lo farò!
    Intanto grazie per la mail!

  3. riuriuchiu ha detto:

    ci tieni sulla corda per il finale, eh, mario?

    ciao!
    (se scriverò mai con te, faremo una canzone e un giallo!)

    😉

  4. wilcoyote ha detto:

    …potrei farci una telenovela (mi sta antipatica l’espressione “soap opera”), sul tipo di Chiquito e Paquito, ricordi? ;D

    La verità è che non ho avuto tempo di fare il perdiballe in ufficio e scrivere. Dopo cena, computer con grossi problemi hardware da rianimare (due ore di bestemmie!)… vediamo domani.
    Ribadisco che la descrizione più vivida dello spettacolo l’ha data Martina, OldTimeSoul.

    Ciao!

    Mario

  5. OldTimeSoul ha detto:

    beh insomma!!! non esageriamo! la era descrizione della serata la stai dando tu e, come dice anche Riuriuchiu, siamo in ansia per leggere tutto il resto! ^_^
    ebbene sì, anch’io sono in ansia!!! tutti quei particolari di cui parli voglio ricordarli ben bene anch’io!!!
    dai su! tirami su il morale in questo lungo lunedì! ti auguro buon lavoro (…sigh..) e buona giornata!
    mmh… vediamo… sono appena le 8.24 e io ho già fame…sì, sono messa male! e dire che ho appena fatto colazione! ..invece sogno i polli che girano in rosticceria! 😛
    un bacione!!!!!

    Martina

  6. wilcoyote ha detto:

    Martina, spero che i particolari, filtrati dalla memoria dopo una settimana, siano ancora abbastanza vividi! Vedrò di completare la narrazione nei ritagli di tempo! Volevo farlo ieri, ma varie circostanze me lo hanno impedito…

    Lunedì, inizio lavoro… mah! mi viene voglia di comprare un pollo arrosto e di raggiungerti, per una luuuuunga pausa! ;D

    Ciao, una bacione a te.

    Mario

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