Non è tempo per noi

Nell’attesa di dissertare sul tema "La matematica è analitica a priori?", propongo un argomento più salottiero, introdotto dal titolo di una canzone di Ligabue. Non è certo il mio cantautore preferito, però la canzone, nella sua generalità, in qualche modo parla anche di me e, segno del destino, nell’arrangiamento originale c’è pure qualche nota di banjo (seppure suonata da qualcuno che sa a malapena quante corde abbia).

E ora… passiamo ad altro. Per esempio, e se la matematica fosse invece sintetica a posteriori? No, non ho ancora digerito il pranzo… comunque l’intenzione non era certo di commentare la canzone di Ligabue! Il collegamento con il titolo del post, però, c’è.

Nel romanzo "Stella avvelenata" (Einaudi, 2003) Sebastiano Vassalli racconta la storia, manzonianamente attribuita ad un oscuro autore del XVIII secolo (artificio già usato in "La chimera"), del viaggio attraverso l’oceano, cinquant’anni prima di Colombo, intrapreso da un gruppo di eretici francesi su una nave comandata da un anziano capitano visionario e manovrata da un equipaggio di tagliagole.
Capitato quasi per caso in questa combriccola, il giovane chierico Leonardo Sacco, da Casale Monferrato.
Dopo un’autentica odissea durata quasi un anno, i viaggiatori, che presumibilmente sono sbarcati in America (che loro scambiano per la mitica Atlantide), fanno ritorno, delusi e decimati.
Leonardo non parla con nessuno di questo viaggio per decenni. Poi, anziano, vedovo, solo, decide di parlarne in un seminario accademico, a Pavia, e viene sbeffeggiato dal dotto di turno e dalla massa di ascoltatori che, allora come oggi, sceglie la facile via di allinearsi al potere per deridere la minoranza.

A questo punto Vassalli introduce il personaggio storico Guglielmo Paleologo, marchese di Monferrato in quel periodo.
Lo raffigura al termine della sua vita, dotato di una saggezza fatalista, di sapore antico, come la dinastia di principi di Bisanzio da cui discende, ormai Ridotto a regnare sui colli del Monferrato.
A lui si rivolge il nostro Leonardo, dopo lo scorno di Pavia. Gli chiede di essere l’editore del suo diario di viaggio (erano da poco stati inventati i caratteri mobili, la stampa moderna).
Il marchese gli dice che è inutile, nessuno comunque gli presterà attenzione. Un giorno qualcun altro farà lo stesso viaggio, troverà le stessa terra e ne ricaverà onori. In un altro tempo, quello giusto.
Vassalli sintetizza il discorso di Guglielmo Paleologo con queste parole: "anche i libri, come gli uomini, sono spesso condannati a mancare i loro appuntamenti con il tempo".

Una condizione comune, anzi, la norma delle condizioni umane. L’arrivare sempre troppo presto o troppo tardi, per una grande scoperta, per un caffè, per incontrare la donna o l’uomo della nostra vita.
La scienza è piena di queste situazioni, l’ingiustizia sembra essere una costante.
E la vita quotidiana pure. Quella sensazione di essere al posto sbagliato nel momento sbagliato… a volte ha molto senso.
Da non confondersi con "si stava meglio quando si stava peggio", che invece è una grossa cazzata!

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15 risposte a Non è tempo per noi

  1. albatros900 ha detto:

    Una condizione comune, anzi, la norma delle condizioni umane. L’arrivare sempre troppo presto o troppo tardi, per una grande scoperta, per un caffè, per incontrare la donna o l’uomo della nostra vita.
    “La scienza è piena di queste situazioni, l’ingiustizia sembra essere una costante.
    E la vita quotidiana pure. Quella sensazione di essere al posto sbagliato nel momento sbagliato… a volte ha molto senso”: cavolo, quanto e’ vero, mario! fortunatamente mi e’ anche capitato di essere al posto giusto nel momento giusto. bello il parallelo tra i libri e le persone spesso “fuori tempo”…di solito e’ lo stesso tempo a render poi giustizia agli uni e alle altre…post mortem, naturalmente!
    un abbraccio

  2. intrattabile ha detto:

    io me la canticchiavo sempre quella canzone li’. ogni volta che prendevo una batosta, mi ci nascondevo dietro. poi ho capito che mi stavo solo nascondendo.
    e ho familiarizzato col concetto di volonta’ di potenza.

  3. wilcoyote ha detto:

    Sì, qualche volta è capitato anche a me (non si vive di sola sfiga, a meno di non essere Leopardi ^_^).
    Però ogni tanto, talvolta con una certa amarezza, mi tocca constatare un ritardo o un anticipo (e di solito non sono treni).

    Per la giustizia “post mortem”, una verità popolare è stata cantata negli anni ’20 dalla Carter Family, in una canzone che Martina ed io amiamo eseguire. Riporto il testo (dietro pagamento la traduzione ^^).
    Si parla bene di chi è passato a miglior vita, sulle tombe si depongono bellissimi fiori. A cosa serve? Portami le rose mentre sono ancora in vita. Dopo, i tuoi fiori non serviranno a nulla.

    Give Me The Roses While I Live

    Wonderful things of folks are said
    When they have passed away
    Roses adorn the narrow bed
    Over the sleeping clay

    Give me the roses while I live
    Trying to cheer me on
    Useless are flowers that you give
    After the soul is gone

    Let us not wait to do good deeds
    Till they have passed away
    Now is the time to sow good seeds
    While here on earth we stay

    Kind words are useless when folks lie
    Cold in a narrow bed
    Don’t wait till death to speak kind words
    Now should the words be said.

  4. wilcoyote ha detto:

    Mah! La volontà di potenza si scontra con quella degli altri, e raramente riesce ad avere la meglio.
    Certo, uno ci prova… Oltre a quella del titolo ho canticchiato decine e decine di canzoni, ballate, blues, e lo sto facendo tuttora.

    Ah, Nietzsche ha potuto far arrivare fino a te la “volontà di potenza” perché gli è andata di culo a centrare il momento giusto ed il luogo giusto.
    Altrimenti starebbe pure lui a canticchiare…

    Ciao!

    Mario

  5. riuriuchiu ha detto:

    oggi ho già un lupo sullo stomaco. Il tempo me lo mangio domani, se non è troppo pesante da digerire!

    😉

  6. wilcoyote ha detto:

    Ops, la battuta sul lupo l’avevo fatta nella risposta al tuo commento precedente! A quanto pare ti ho letto nel pensiero 🙂

    Tranquilla, sono rimasto sul soft, una filosofia da bar. Ordina una tonica con limone e senza ghiaccio!

    Ciao!

    Mario

  7. riuriuchiu ha detto:

    Tanto lo sai che poi non capiscono e ce la portano zeppa di ghiaccio, Mario!
    🙂

  8. OldTimeSoul ha detto:

    Io un pò di ghiaccio lo avrei anche voluto nel succo di frutta di ieri sera ma, colpa di Mario e della sua acqua tonica liscia, il barista ha deciso di non mettere ghiaccio nei bicchieri di nessuno…e va beh, è andata così! =)
    Io credo che molta gente usa il termine “si stava meglio quando si stava peggio” solo per far capire che nonostante la modernità, la tecnologia, il fatto di avere tutto, le persone sentono che era meglio quando la vita, anche se sicuramente più difficile, poteva sembrare più “genuina” o forse a molti manca il fatto di emozionarsi per le piccole cose, non ci riescono più, così dicono quella frase ed io, credo di averla detta anch’io più volte, anche se preferisco di gran lunga dire che mi trovo nel posto sbagliato al momento sbagliato o forse… beh sì, insomma, non è tempo per me!

    buona giornata e un bacione!
    a presto!

    Martina

  9. zanocom ha detto:

    Ciao Wil,
    per me la vita è una sequenza di casualità (eventi aleatori indipendenti, per intenderci) quindi c’e’ anche il caso di essere nel posto giusto al momento giusto.

    Ma quel giorno pioverà.

  10. wilcoyote ha detto:

    Ciao a tutti!

    @Riu: ma qualche volta capiscono, anche troppo. Vedi il commento sotto. 😀

    @Martina: ma ti sei evitata un brusco raffreddamento delle corde vocali, che magari poteva farti male alla voce! ;D
    Naturalmente capisco quello che dici, sento spesso che pure per me “non è tempo”. Di solito, però, quelli per cui “si stava meglio quando si stava peggio” si riferiscono a periodi in cui si moriva per un’influenza, i più vivevano in incredibili ristrettezze, la possibilità di esprimersi era limitata a pochissime persone. La capacità di emozionarsi per le piccole cose non è una nostalgia di altri tempi, anzi, forse abbiamo, se lo vogliamo, più modo di conoscere, sorprenderci ed emozionarci. Forse, oltre ad un altro tempo e un altro luogo, dovremmo rifugiarci in un altro universo, apparentemente coincidente con questo, da cui guardare “dall’esterno” il mondo, seduti su un prato, metaforico o reale.
    A presto, nel nostro piccolo angolo di prato, possibilmente senza formiche e con un paio di belle chitarre a disposizione ^___^
    Un bacione!

    @Zano: sei un vero bluesman! Forse gli eventi non sono tutti indipendenti, certo comunque che di casualità ce n’è parecchia. Nel mucchio c’è anche la concomitanza di posto giusto e momento giusto. Ma quanto improbabile!

    Mario

  11. albatros900 ha detto:

    per il commento n. 10 (di mario): a questo punto ci starebbe a pennello “il mondo visto dalla luna” dei delta V. e’ l’unica canzone che io conosca di questo gruppo, ma e’ una gran bella canzone!
    ps se trovate quel prato, fate un fischio: corro anch’io (non so suonare la chitarra, ma mi piace ascoltare)…
    saluti

  12. wilcoyote ha detto:

    Albatros, c’è posto per tutti.
    Non si tratta di chiudere gli occhi sulle brutture e le storture di questo mondo, questo porterebbe ad una torre d’avorio e non al prato.
    Dico questo perché c’è, purtroppo, chi non può scegliere ed il suo mondo è e sarà un inferno.
    Ma molti di noi possono fuggire su quel prato (realtà o metafora che sia), per un momento o per sempre, rinunciando a forzare i sensi e la mente a percepire come “bello” e “giusto” gli artifici imposti dalla cultura dell’insoddisfazione.
    Cultura che, pur radicata nel mondo “reale” pare ignorare i veri motivi di insoddisfazione, causa di sofferenza per la maggioranza.

    Ciao.

    Mario

  13. albatros900 ha detto:

    …e spesso quelle torri lì, non sono neppure d’avorio, ma di sabbia, e crollano dunque ben presto…

  14. albatros900 ha detto:

    caro mario, regalaci presto qualcun altro dei tuoi piccoli gioielli di narrativa!
    un abbraccio

  15. wilcoyote ha detto:

    Grazie Albatros, sei troppo buono con me! 😀
    Ho qualche argomento in mente, non so ancora se ne uscirà una qualche forma narrativa o un più consueto delirio a carattere saggistico…
    Ho sempre qualche libro di cui vorrei parlare, ma cercherò di alternare. Vedremo, sono un improvvisatore!

    Ciao!

    Mario

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