Come ti intossico la famiglia

Il racconto del post precedente è stato ispirato e favorito, nonché profetizzato in una mail ad un amico, dall’abuso di peperonata a pranzo e cena per un paio di giorni consecutivi.
Un vicino di casa ci aveva regalato un sacco (in senso letterale) di peperoni ed il mio babbo, nello spirito della cultura contadina della bassa padana, aveva deciso di non farli consumare e di utilizzarli.
Cosa che si è concretizzata in una monumentale peperonata: un pasticcio in cui il delicato ortaggio viene fatto bollire assieme ad un po’ d’olio, salsa di pomodoro, sale e pepe finché perde la sua naturale turgidezza, al limite della dissoluzione nella brodaglia.
E dal momento che, vista la quantità, non è stato possibile consumare la prelibatezza in questione in un paio di volte, alla fine del suo ciclo di vita la peperonata, come è concepita a casa mia, ha ricevuto l’apporto di qualche uovo, fatto strapazzare unitamente al tutto.

L’influsso di questo piatto da gourmet sulla digestione è a dir poco psichedelico, sufficiente a spiegare rigurgiti narrativi anche in gente che farebbe meglio a scrivere la lista della spesa correttamente (e cioè evitando di includervi i peperoni).

Ho avuto occasione di vendicarmi, culinariamente, di quell’affronto dispeptico.
Nel piccolo orto dietro casa, curato e fatto prosperare da mio padre, competente e parsimonioso, sono cresciuti alcuni cavoli verza (o forse cavoli cappuccio, sempre cavoli… nostri sono!).
Nonostante la distribuzione a parenti, vicini e conoscenti ne avanzavano sempre. Vuoi buttarli? Mai più! Abbiamo tentato di farne manicaretti, con risultati fra il pessimo ed il disastroso.
Mio fratello, dopo qualche tentativo mal riuscito, non si fa trovare in casa quando c’è da cucinare i cavoli, e nel possibile, quando si minaccia di portare in tavola tale verdura, non si ferma a pranzo o a cena.  Preferibilmente a nessuno dei due momenti conviviali principali (per fortuna siamo tradizionalisti, cavoli a
merenda non se ne sono mai visti, e neppure a colazione, grazie al cielo), vista la durata media dei piatti di verdura che prepariamo.

Ieri, dopo essermi a stento ripreso dagli effetti della peperonata di inizio settimana, ho avuto l’incarico di preparare un contorno con le ultime (si spera) verze della stagione, già pulite e lessate dall’inossidabile babbo. La missione era di farli cuocere insieme agli avanzi del pollo arrosto del giorno prima (ho già detto della parsimonia contadina che regna dalle mie parti?).
Dopo un paio di bestemmie trattenute (eccheccazzo, era domenica!) ho pensato di dare l’addio, almeno per questa stagione, alla mefitica verdura con un piatto particolarmente pirotecnico.
Ho iniziato con un soffritto di aglio, cipolla e rosmarino, spolverato di curry, pepe, un po’ di peperoncino di Cayenna. Ho aggiunto un pezzettino di burro, tanto per non farci mancare niente in termini di grassi saturi e no.
Ho schiaffato le verze lessate in questa mistura. Hanno sfrigolato, non si può dire se per la temperatura o per il disgusto.
Indi, in ossequio alla passione di mio padre per le commistioni culinarie, ho aggiunto passata di pomodoro (a questo punto qualche pezzo di cavolo ha cercato di evadere dalla padella).
La mania del genitore di fare accostamenti azzardati ha raggiunto una notevole vetta la volta che mi sono trovato mezzo salamino galleggiare nella pentola con la pasta in brodo. Accorso in cucina in seguito alle mie urla inarticolate mi ha spiegato che gli dispiaceva usare un altro tegame per scaldarlo.
Torniamo alle verze. Siccome l’aggiunta di passata ha diluito l’effetto delle varie spezie aggiunte, addolcendo il tutto, ho aggiustato il sale e dato una vigorosa spolverata di quel peperoncino di Cayenna che dicono essere tanto salutare per la circolazione.
Infine ho tuffato nella massa ribollente il pollo sminuzzato.

Ora di pranzo

Dopo il primo, un leggero piatto di tortellini in brodo, ho portato trionfalmente in tavola la padella ancora fumante (un vicino giura di aver visto il vapore formare l’effigie di un Berlusconi ghignante, ma so che l’uomo abusa di vino rosso -quindi comunista- e non è attendibile).
Ne ho scodellato una dose abbondante al babbo (mio fratello, con la scusa del turno di notte, non si è presentato a pranzo), che stava ancora rallegrandosi per l’oculato impiego delle risorse agresti.
Ho atteso trepidamente che deglutisse i primi due o tre bocconi, constatando il cambiamento di colore.
Ma mio padre è un duro, ha fatto la Resistenza, è sopravvissuto al lavoro nei campi, nei cantieri, in fabbrica, alla sparizione del PCI, pure al governo di (centro)-destra. Non mi ha dato molta soddisfazione.
Un’imprecazione soffocata, poi: "Ti è scappata la mano con il pepe, eh?". E basta. Ha continuato stoicamente a mangiare.
Ovviamente ho dovuto cibarmi anch’io di quella roba. C’è da dire che più di tutti i componenti della mia famiglia ho passione per i piatti piccanti…

Ieri sera ho riportato in tavola ciò che era avanzato dal pranzo.
Papà ha optato per un po’ di formaggio, adducendo la scusa di non aver digerito bene (e fulminandomi con un’occhiata).
Mio fratello ha repentinamente annunciato che era atteso a cena da amici.
Il famelico gatto di casa si è arrampicato sulla credenza.
Qualcun altro, quindi, ha dovuto finire il pollo con le verze diabolique.

Stamattina a colazione, tè con una fetta biscottata.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

41 risposte a Come ti intossico la famiglia

  1. albatros900 ha detto:

    dopo un simile pasto, oltre alle doti narrative, in ossequio alla buona vecchia tradizione anni settanta, ti immagino creare brani psichedelici alla chitarra, per l’occasione non piu acustica ma elettrica, e distorsore…sperando che tuo padre per vendetta non manometta le prese di corrente!
    gustosissimo come al solito!

  2. CioCioSan ha detto:

    grazie per le tue parole 🙂
    sei stato molto dolce!
    un abbraccio forte,
    cecilia

  3. wilcoyote ha detto:

    @albatros: grazie per il “gustosissimo”, una deliziosa ironia sul tema ;D
    Scrivere queste righe è stato un modo per superare qualche giorno di “down”.
    In effetti mio padre preferisce la musica acustica, anche se ricordo che una sera d’estate, tanti anni fa, quando provavo con una band di rock’n’roll in una casa diroccata accanto alla mia, uscendo a prendere un po’ d’aria mi trovai, seduti su scalcinate sedie, il babbo, una masnada di stagionati vicini di casa e mia madre che serviva il caffè… old people love rock’n’roll!

    @Cecilia: mi sono piaciuti il tuo desiderio e la tua volontà di diventare una musicista. E il proposito di suonare per tutti.
    E’ qualcosa che condivido, io suono le mie cose in semplicità, senza trucchi di scena, solo la musica che amo, per tutti quelli che la vogliono ascoltare.

  4. albatros900 ha detto:

    bellissima questa scena che descrivi nel commento…

  5. Claudialodo ha detto:

    Grazie Mario per la tua risposta bellissima al mio post. Le tue sono state forse le migliori parole fin’ora. Grazie di cuore.
    Claudia

  6. OldTimeSoul ha detto:

    Buongiorno Mario!
    sei un grande come sempre!
    Rendi interessante qualsiasi cosa che scrivi!!!
    interessante la storia del salamino nel brodo con la pastina! hahaha, magari a me sarebbe anche piaciuto!!! Tuo fratello invece sembra aver capito l’andazzo e quindi si allontana da casa a pranzi e cene in previsione del piatto che gli sarà presentato! Il tuo babbo è un grande e poi scopro che è anche rock’n’roll! wow! sulla micia non avevo nessun dubbio! mai visti mici che suonano il flauto irlandese, neanche che dormono sempre e ciucciano tutto! va beh, d’altronde è una micia unica, come anche ikl padrone! ^__^

    un bacione e un abbraccio!

    Martina

  7. wilcoyote ha detto:

    Ciao Martina! Ho visto solo ora il commento… Prima o poi ti invito a cena e sperimenterai le acrobazie culinarie di casa mia 😉
    …io magari mi accontenterò di una tazza di tè.
    Prima o poi scriverò delle usanze di mio fratello, ce n’è anche per lui!
    A parte le prove, solo una volta sono riuscito ad avere i miei ad un mio concerto. Però la musica, come sai, ha sempre avuto la massima ospitalità a casa nostra!
    Sono unico come la mia micia? Un po’ suono il tin whistle, è vero che dormo sempre. Però non ciuccio tutto, neh? ;D
    Un abbraccio anche a te! A presto, spero!

    @Claudia: nonostante sia molto lontano dalla situazione descritta, per indole e cultura, ho riconosciuto molte cose già viste, ho cercato di esprimere un parere razionale, sincero, ma con un minimo di partecipazione emotiva, senza la quale la pura ragione, in questi casi, ha poco significato.

  8. utente anonimo ha detto:

    sono talmente abituato a mangiare male che quasi invidio le tue ricette, potrei anche assaggiare, visto che il mio stomaco è ormai diventato allergico solo alla buona cucina ( naturalmente scherzo…., mica tanto)…………….ci vediamo!,…….Luigi

  9. wilcoyote ha detto:

    La prossima volta che faccio il mio piatto forte, le verze à la diabolique, ti invito, Luigi!
    Poi capirai perché mio fratello gira al largo. L’importante è che giri al largo anche da casa tua, vista la pericolosità.

    Ciao.

    Mario

  10. anarcadia ha detto:

    Quando andai a vivere da solo, prendevo £500.000 al mese: era la fame, in pratica. Alla fine del mese la necessità raggiungeva punte di fantasia impensate, tanto da farmi ideare il famoso “minestro alla quel ch’è rimasto”, utilizzato rovesciando nella pentola qualsiasi cosa fosse rimasto di commestibile nello scaffale: una volta ci finì anche un uovo, nel minestrone suddetto… -___-“

  11. wilcoyote ha detto:

    Ah, ah! Come vedi, anch’io partecipo della tua arte, comprese le uova! 😀

    Ciao!

    Mario

  12. albatros900 ha detto:

    ti ho lasciato una mail (non su splinder).
    a presto!

  13. albatros900 ha detto:

    un abbraccio energico, forte, sincero.

  14. albatros900 ha detto:

    grazie del link!in realta’ navigando con master google ero riuscito a risalire a quell’intervista…sì, il paroliere citato e’ proprio mein direktor! lei canta un genere che si avvicina al jazz (che io a dire il vero non amo molto, a parte eccezioni), io l’ho sentita dal vivo ed e’ straordinaria sotto diversi punti di vista (vocale, di presenza scenica, di pathos, anche di fisico, perche no!). ti dico che ha cantato 4 canzoni di de andre’ (ce ne vuole, eh!) in maniera eccellente.
    il mese prossimo dovrebbe uscire il cd. ovviamente ti faro’ sapere “in anticipo” com’e’!!!
    un abbraccio

  15. Claudialodo ha detto:

    A me il cavolo cappuccio piace molto. Lo cucinavo in padella (prima lo passavo un pò in bollitura, ma senza cuocerlo completamente, se no era pappetta) con olio, poco sale, il sale e altre spezie lo rovinano molto, perché una volta cotto, assume quel forte sapore , che non necessità di altri condimenti, se non un pò d’olio. Li facevo insomma come si fanno gli spinaci con la mozzarella.

  16. riuriuchiu ha detto:

    Mario, un’altra ricetta così e ti accuseranno di tentato veneficio!

    Mi toccherà rispolverare la ciceroniana Pro Caelio per difenderti!

    Ma, in tutta onestà, preferirei rispolverare la mia modestissima collezione di libri di cucina per suggerirti qualcosa di più digeribile.

    Se hai ancora verze nell’orto, evita, ad esempio, di farle bollire, e provale in umido al vino bianco, o crude con l’aceto balsamico e i semi di finocchio…

  17. riuriuchiu ha detto:

    e poi, tu che sei un fisico, non ti dai alla cucina molecolare?

  18. wilcoyote ha detto:

    Claudia, grazie per i preziosi suggerimenti. Temo però che il mio non sia il cavolo cappuccio, ma il più banale cavolo verza, che non è così saporito.
    E poi, come avrai dedotto, non cucino per Veronelli (buon anima… ma non è colpa delle mie verze!).

    Ciao!

  19. wilcoyote ha detto:

    Riu, visto il clima domestico dopo alcune mie uscite gastronomiche, temo che, mentre tu impeccabilmente declami l’orazione in latino classico, i miei, gridando improperi in dialetto della bassa padana, mi giustizieranno a colpi di zucca (mi zuccheranno?), vista la scarsa qualità del raccolto di quest’anno! ;D

    Se sopravviverò credo che accetterò volentieri i tuoi suggerimenti culinari.

    E’ per questo che ho rinunciato a diventare un fisico, preferivo pane e salame. Con la benedizione di Adalberto Piazzoli, devo dire!
    …anni fa lessi su Scientific American un articolo sullla fisica in cucina: una banda di perdigiorno veniva pagata per pasticciare con ingredienti, pentole e forni per spiegare all’umanità la termodinamica del soufffé, la meccanica quantistica della maionese, la statistica del pop-corn… ormai era tardi per darmi a questa nuova, entusiasmante branca della scienza! 😀

    Ciao!

    Mario

  20. Claudialodo ha detto:

    😀 Quanti perditempo, veramente 😀
    E poi li pagano profumatamente. Io le faccio aggratis queste cose.
    Ma ho scoperto come fare la maionese. Tutto sta nell’uovo. Deve essere stato partorito da almeno una settimana perché se no impazzisce.

  21. wilcoyote ha detto:

    Davvero? Ed io che credevo che la maionese fosse un equilibrio termodinamico, un problema di soluzioni colloidali! ;D

    …però non mi dispiacerebbe farmi pagare per ricerche di fisica culinaria. Peccato che sono poco tagliato per i laboratori, come le mie esperienze negative hanno dimostrato!

    Ciao!

    Mario

  22. albatros900 ha detto:

    un saluto, mario! vedo che viaggi a una media di venti commenti a post! complimenti, sono tutti meritati…

  23. wilcoyote ha detto:

    …ma ci sono anche le mie risposte! Vengo giusto ora dal tuo blog, dove ho raccontato una storiella… di tempi passati! ;D

    Ho in mente altre cose da scrivere, ma le circostanze e la pigrizia mi stanno intralciando!

    Un caro saluto a te!

    Mario

  24. Claudialodo ha detto:

    Ma no Wil… è tutta questione di pratica. E dell’amore che ci metti nel fare le cose. Una mia insegnate che era maestra di reiki mi diceva che quando si cucina con amore si trasmettono molte energie positive, e il cibo acquista più gusto.

  25. albatros900 ha detto:

    …mi sa che tutti i casini nascono da quell’errore nell’equazione 24! che ne dici?!

  26. albatros900 ha detto:

    dammi l’indirizzo di queste “circostanze” e “pigrizia” che gliene dico quattro: tu DEVI scrivere!!!( e noi leggere)

  27. MonaKaBastarda ha detto:

    ho un dolore nel cuore che mi porta via

  28. wilcoyote ha detto:

    Claudia, oltre a palate di spezie credo di metterci (ma non facciamolo sapere in giro) pure un po’ d’amore, in quello che cucino, in quello che faccio in generale. L’amore per gli altri coinvolti nelle mie azioni, nei miei pensieri, perché a me importa degli altri, anche quando vorrei tirare loro un mattone sui denti. Avendo deciso di non essere indifferente, ho scartato la via dell’odio, mi resta quella dell’amore.

    Albatros, forse Pauli, tu ed io saremmo blasfemi a trovare errori nelle equazioni di Dio… ma pazienza, doveva stare più attento!
    ;D
    La pigrizia senz’altro abita al mio indirizzo! Ma vedrò di rimediare, sono il primo ad essere felice se qualcosa che faccio dà un minimo di gioia a qualcun altro.
    Grazie per la tua fiducia!

    MonaKa, io ne ho più di uno, di dolori nel cuore. Metaforici, s’intende, ma realmente dolenti. E cerco, a volte mi costa, di non farmi portare via.

    …anche con un po’ di umorismo, d’altra parte, mi piace il peperoncino di Cayenna! ;D

    Ciao a tutti/e

    Mario

  29. riuriuchiu ha detto:

    bel commento… non ho potuto non citarti!

  30. wilcoyote ha detto:

    Grazie, Riu, mi hai commosso!

  31. alebenfenati ha detto:

    Ma qui ci sono gli estremi per una denuncia all’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare! Be’ a essere sincera… anche a casa mia il ciclo di vita di alcuni cibi è talmente intricato da abbattere ogni legge delle scienze alimentari. Ad esempio le patate bollite, che so, del lunedì, prima di riposare in pace devono fare il purè (il martedì – schiacciare e allattare – no! non attaccare al seno, allattare nel senso di annacquare con latte), le polpette (il mercoledì – prendere le patatebollitepurè e aggiungere pezzetti di formaggio, appallottolare e riricuocere), la frittata (il giovedì – prendere le patatebollitepurèpolpette e impastare con le uova).
    … facciamo così: io non denuncio te e tu non denunci me.
    La tua storia è proprio divertente, ho ghignato dall’inizio alla fine!

  32. wilcoyote ha detto:

    Interessante suggerimento sul riciclo delle patate…
    OK, facciamo ‘sto patto di omertà! 😀

    Ciao!

    P.S. ora che hai sottoscritto il patto, ti rivelerò che un paio di settimana fa mio padre è stato ricoverato per un emorragia allo stomaco (tutto OK, ora)…

  33. Bostoniano ha detto:

    Groan! Mi ricorda il piatto che Asterix preparava in “gli allori di Cesare” e che faceva passare i postumi della sbornia (ho vaghi ricordi degli ingredienti: un pollo non spennato, sanguinaccio, uova intere, peperoncini a go-go e sapone di Marsiglia)

  34. wilcoyote ha detto:

    Ahahahah! Almeno il sapone di Marsiglia l’ho risparmiato ai malcapitati!
    Ciao!

  35. wilcoyote ha detto:

    Grazie Ortensia! Se vuoi ti spedisco un piatto di quelle verze… :DDD
    Ciao!

  36. ortensia51 ha detto:

    Io sono vegetariana ma le verze non mi fanno impazzire…. di sicuro preferisco la peperonella, che si fa esattamente come dici tu, con il passaggio di stato del peperone…. ah che fame….. altro ke bustina di craker….

  37. lanoisette ha detto:

    consiglio: la peperonata risulta molto più digeribile se ci aggiungi qualche bacca di ginepro, una spolverata di spezie per la paella (introvabili in Italia, le ho prese in Spagna) e una spruzzata d’aceto a fine cottura…

  38. wilcoyote ha detto:

    Interessante. Spezie per paella a parte, potrei provare.

    Creo però che la peperonata debba mantenere questo suo status di indigesta. Ormai è entrata nel mito, anzi, è una figura retorica, l’alimento pesante per antonomasia. Una peperonata light vanificherebbe, ad esempio, la battuta di Giovanni in “Tre uomini e una gamba”:

    “Peperonata? Alle otto del mattino? Mezzogiorno, topi morti?”

  39. Pingback: A reti unificate (gli s-consigli culinari del coyote) | MinimAzione

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...