A volte ritornano

…e direi più spesso che "a volte".
Solo due righe per aggiornare gli inaspettati fans delle verze alla diabolique.

Mio padre e mio fratello non navigano su Internet, non credo dunque che si tratti di una vendetta: questa mattina entrando in cucina ho sentito un odore famigliare, ho scoperchiato una terrina e dentro… ancora verze, gia bollite e pronte all’uso!

Nooo!

…non è necessario dire che, come nei peggiori remakes cinematografici, c’è pure il pollo arrosto avanzato da ieri, da accomodare con la mefitica verdura.
Oggi, però, mio fratello mangia a casa. Che si preparino, userò l’arma segreta, un concentrato di peperoncino proveniente dal Messico, il cui solo odore fa bruciare la lingua (fino ad oggi non ho trovato il coraggio di usarlo).

Thunders and lightnings!

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3 risposte a A volte ritornano

  1. riuriuchiu ha detto:

    Mario, non farlo!
    Ti mando legambiente ad analizzare i fumi delle tue cucine, veh!

    Le ricette di casa tua mi ricordano tanto quelle del collegio degli Zopiloti, quello della “Compagnia dei Celestini” di Stefano Benni: “Nell’anno 1990 e rotti, nel fiorente stato di Gladonia, nella ricca città di Banessa, nell’elegante quartiere dei Palazzi Vecchi, nel misero refettorio dei Padri Zopiloti, erano le sedici e trenta, ora di cena.
    La grande statua del Cristo col Colbacco sormontava la fila di orfanelli affamati davanti al cisternone di zuppa fumante.
    Il volto livido del Signore sembrava annusare con una certa ripulsa il particolare odore che la fraudolenza gastronomica di Don Biffero e alcuni Vegetali Ignoti riuscivano a comporre oggi più nauseabonda che ieri. Era un aroma che gli orfanelli, dopo mesi di tentativi e approssimazioni, avevano così felicemente definito: cimitero di cavoli, peti di zoo, fiato di cagnone.
    La zuppa era scura e ribollente come un lago infernale, e in superficie schioccavano putizze e galleggiavano filamenti rossi che parevano caduti direttamente dalle ferite di Cristo, quale condimento non solo spirituale. Inoltre, tra bolle di grasso e sargassi bieticoli, affioravano qua e là numerosi Potrebbero.
    Erano detti “Potrebbero” alcuni rizomi biancastri dei quali da sempre nessuno riusciva a individuare la natura. Da qui la ridda di ipotesi: Potrebbero essere croste di formaggio, Potrebbero essere ovatta, boleti, sorci. Solo Don Biffero sapeva che si trattava di cavolo diavolo, verdura coltivata esclusivamente negli orti di alcuni conventi, e di odore così fetido che si diceva, appunto, che ogni notte il diavolo venisse, via ctonia, a spennellarla di aliti maligni. Di questo odore Don Biffero era a tal punto intriso che la sua presenza era avvertibile a un chilometro di distanza.”

  2. wilcoyote ha detto:

    LOL! Bellissimo il passo di Benni!
    Un libro che avrò letto dieci anni fa e che una cugina mi ha sottratto… mi fai venir voglia di recuperarlo e leggerlo.

    Evidentemente Benni ed io abbiamo avuto traumi alimentari nell’infanzia! ;D

    Ciao!

    Mario

  3. CioCioSan ha detto:

    vendetta!! tremenda vendetta!!! >:)

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