L’ombra – una storia per Halloween

– Parli sul serio? O è uno scherzo di Halloween? Dài, non dire stronzate!
– No, no, guarda… è vero, l’ho visto con i miei occhi! Una cosa orribile, non ci sto dormendo la notte.
– Be’, l’aria sbattuta ce l’hai. Ma allora è vera questa faccenda del peso dell’ombra?
– Fino all’altro giorno se qualcuno me lo avesse detto l’avrei spedito diretto affanculo!
– Cazzo, Luigi, sarebbe una cosa sconvolgente…

Il dottor Giacomo Quercioli era sempre stato lo zimbello dell’Istituto di Fisica Nucleare, ancora prima che si laureasse. Era uno studente estremamente dotato, uno da tutti “trenta”. Aveva tutte le carte in regola per una brillante carriera accademica. Ma conversando per un po’ con lui tutti percepivano qualcosa di fuori posto, una stravaganza che inspiegabilmente pareva oscurare le sue reali capacità. Partendo da serie considerazioni scientifiche finiva invariabilmente per impegolarsi in speculazioni assurde, ai confini della ciarlataneria. Non avendo la faccia tosta necessaria per supportare le sue stranezze subiva gli scherni dei compagni di corso, e anche di qualche docente al corrente delle sue uscite da apprendista stregone.
Nonostante ciò, Giacomo, forte delle sue doti, si laureò con il massimo dei voti, conseguì un dottorato in ottica quantistica e dopo qualche anno come ricercatore divenne assistente presso l’Istituto.
I discorsi bislacchi e le prese in giro continuarono. Anche gli studenti lo bersagliavano di strafottenti domande.
La sua ultima trovata riguardava il peso delle ombre. Secondo una sua teoria, il peso di un oggetto che proietta ombra è una proprietà del sistema oggetto-ombra e non del solo corpo proiettante.
Pagine di esoteriche equazioni sancivano questo risultato. Altri fisici, come il professor Ginestra, avevano verificato la consistenza matematica della teoria, certi di scovare grossolani errori, e l’avevano trovata impeccabile.

In quel periodo Giacomo stava svolgendo lavori con i laser e passava molto tempo nei laboratori, assistito dal tecnico Luigi Bevilacqua che, a dispetto del cognome, era uno che amava alzare il gomito. Usava la scusa che il dottor Quercioli aveva bisogno di lui fino a tardi per giustificare alla moglie gli orari di rientro, approfittandone per passare al bar accanto all’Istituto e dedicarsi alla sua attività ricreativa preferita, la sambuca.
Durante uno dei suoi pomeriggi alcolici Luigi, uscendo dal locale, incontrò Quercioli, appena uscito dal laboratorio. Lo scienziato pareva alquanto eccitato, o forse erano i vapori di sambuca a farglielo pensare. Fatto sta che iniziò a raccontare al tecnico della sua teoria sul peso delle ombre, dicendogli che poco prima aveva completato con successo un esperimento chiave. Per la prova definitiva, che avrebbe dovuto zittire per sempre i suoi beffardi detrattori, aveva bisogno del suo aiuto, il giorno dopo. Osservò che incidentalmente sarebbe stato il 31 ottobre, e la cosa lo divertì molto.

Il giorno dopo, esaurite le mansioni di routine, il dottor Quercioli portò Luigi nella stanza in cui aveva approntato la sua apparecchiatura. Il tecnico vide una serie di laser, disposti secondo inconsuete geometrie, già collegati alle sorgenti di potenza regolabili. C’erano alcuni oscilloscopi, un computer collegato agli alimentatori delle macchine. Erano state posate anche cinque sedie.
Giacomo spiegò al tecnico che l’apparato messo insieme in quella stanza scambiava il peso del corpo con quello dell’ombra, in modo che quest’ultimo fosse misurabile. Gli indicò gli strumenti di misura e gli spiegò come far funzionare l’apparecchiatura.
Alle sei di sera arrivarono quattro dei cinque invitati, tutti docenti presso l’Istituto. Fra il divertito e il seccato per l’orario, presero posto. Dissero di non sapere dove fosse il professor Ginestra, né se sarebbe arrivato.
– Fa niente, cominciamo! disse Quercioli, ed iniziò a esporre una sintesi della sua teoria, scarabocchiando equazioni e grafici su una lavagna.
Ci furono poche, annoiate domande. Tutte pregne di scetticismo e di una punta di scherno, a cui Giacomo rispose con asciutta professionalità.
– Altre domande? chiese.
Il dottor Battisti, uno dei più accaniti detrattori di Quercioli, rispose:
– Sì, una. Quando potremo tornarcene a casa? O vuoi proporci di travestirci e andare in giro a fare scherzi di Halloween? Su, finiamo ‘sta pagliacciata!
– Va bene, passiamo alla parte sperimentale. Non ci vorrà molto.
E Giacomo si portò nel punto che le ottiche dei laser avrebbero illuminato.
– Per dare più risalto alla dimostrazione sarà la mia ombra che verrà pesata. Luigi, procedi!
Nonostante lo scetticismo palpabile, i quattro accademici tacquero. Il tecnico accese le macchine.
Un proiettore creò l’ombra, che si stagliò sul piano di una sofisticata bilancia elettronica.
Poi, ad un cenno dello scienziato, illuminato come il protagonista di un monologo a teatro, vennero accesi i vari laser e le atre macchine.
Quercioli fu bizzarramente illuminato, avvolto in una nebbia colorata, in toni verdi, rossi, blu. Strizzò gli occhi per un principio di abbagliamento e disse secco:
– Controllate la bilancia!
Il display dello strumento era stato orientato in modo che fosse visibile agli spettatori, i quali, come folgorati, si alzarono in piedi di scatto.
La bilancia, che indicava “zero” prima dell’accensione dei laser, ora indicava 710 newton, che verosimilmente era il peso del ricercatore.
Battisti fu il primo a insinuare che sotto ci fosse qualche trucco:
– Quercioli, che fregatura ci stai propinando?
– Nessuna fregatura, controllate, controllate pure. E’ tutto trasparente, siete qui apposta per certificare la correttezza dell’esperimento. Io rimarrò qui mentre verificate.
Mentre lo scienziato stava finendo di parlare, entrò nella stanza il professor Ginestra, bofonchiando scuse per il ritardo. Confuso dalla semioscurità dell’ambiente e dalle forti luci colorate intorno a Quercioli, il corpulento cattedratico inciampò in un grosso cavo, e per non cadere si aggrappò all’armadio degli alimentatori dei laser, facendolo franare sul piano della bilancia, in una pioggia di scintille provocate dalle alte tensioni.
Sull’ombra di Giacomo.
Il quale cacciò un terrificante urlo e si accasciò per terra.
Il tecnico Bevilacqua staccò prontamente la corrente alle apparecchiature, accese le luci della stanza e, assieme agli altri, accorse accanto al corpo esanime di Quercioli.
Il respiro era flebile e rantolava debolmente. Il dottor Battisti credette di aver udito la parola “funzionato”, ma non avrebbe potuto giurarlo. Dopo poco, mentre qualcuno chiamava un ambulanza, Giacomo smise di respirare.

L’autopsia suggerì che la morte doveva essere stata provocata da una forte scarica elettrica, ma rimaneva il mistero dell’assenza di tracce di ustioni, a dire il vero, dell’assenza di tracce di qualunque genere.
Il dottor Battisti, ancora sotto choc, parlando con gli altri presenti, disse:
– E’ come se, trasferito il peso all’ombra, questa fosse diventata la parte sensibile di Quercioli. La sua parte viva
Ma successivamente negò di aver pronunciato quelle parole, rifiutandosi di fare altre dichiarazioni su questa storia.

– Sconvolgente è niente, Rino. Avresti dovuto vederlo come l’ho visto io! Non è stato neppure sfiorato da cavi sotto tensione, eppure è morto folgorato.
– Cazzo…
– Già. Credo che mi farò un’altra sambuca. Gino, un'altra,del solito!

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25 risposte a L’ombra – una storia per Halloween

  1. riuriuchiu ha detto:

    Magnifico…
    ci manca solo un pizzico di insinuazione in più sulla persistenza dell’ombra… giusto per rafforzare il mistero.

  2. albatros900 ha detto:

    diversi anni fa, mentre camminavo di sera per un viale della città, guardando la mia ombra che mi “seguiva”, immaginai che ad un tratto prendesse una sua propria vita, sganciata da me. forse c’entra qualcosa col tuo racconto dell’ombra…
    il quale racconto mi e’ piaciuto molto. e’ davvero un piacere leggerti!(e mi sono permesso di farti pubblicita’)

  3. wilcoyote ha detto:

    @Riu: grazie! Hai ragione, l’ombra fa una apparizione troppo… fugace 😉
    Sai, è stato difficile “spararle” grosse su argomenti scientifici…

    @Albatros: l’ombra a quanto pare nei secoli ha fatto nascere le idee più esotiche nelle menti fantasiose.
    …confesserò che per me è sempre stato solo un fenomeno ottico, da qui l’idea di scriverne come un soggetto scientifico. Sicuramente tu, Riu e dozzine di altri sapreste scriverne meglio!
    Sono contento comunque che la storia ti sia piaciuta 🙂

    Ciao!

    Mario

  4. albatros900 ha detto:

    WOW! SONO (QUASI) IL VISITATORE N. 1000!!!(1002 PER LA PRECISIONE).
    TANTI AUGURI PER LE TUE PRIME MILLE, MERITATISSIME VISITE!
    (poi mi darai la percentuale per quelle che ti ho fornito!!!! :-))

  5. wilcoyote ha detto:

    Ah sì? …è vero, ho guardato ora il contatore!
    OK per la percentuale 😉
    …un bel po’ di giri dalle tue parti li ho fatti!

    Ciao!

    Mario

  6. albatros900 ha detto:

    …certo che ti devo ancora due cd…!!!

  7. albatros900 ha detto:

    ma no, le visite non erano le mie, ma quelli che ti mando!!come sai sono un fan del tuo blog!!

  8. wilcoyote ha detto:

    Grazie, Albatros! Anch’io sono un fan del tuo blog, mi sa però che ho meno conoscenze di te in questo mondo…

    Ciao!

  9. albatros900 ha detto:

    caro wilcoyote, adoro il fatto che cogli sempre esattamente lo spirito delle cose che scrivo. non sai che soddisfazione sentirsi “compresi” (io di solito mi sento “compreSso”, nei mezzi pubblici per esempio). in effetti, ieri, osservando quella scena della smart e come tutto “entrasse alla perfezione” senza alcuna fuoriuscita, ho sentito come un disagio, come se, ipotizzando un’esistenza in cui tutto fosse cosi, mi venissero i brividi. e mi sono consolato pensando invece al mio (nostro) mondo alla rinfusa, pero’ spazioso (almeno spero che gli altri cosi lo percepiscano). sempre un posto in piu per l’ospite improvviso, come elia…

  10. wilcoyote ha detto:

    Eh, il vecchio Elia la sapeva lunga. Ovviamente, visto il suo “mestiere”!
    Purtroppo, come ti ho scritto, a volte c’è qualcuno in particolare che vorresti far salire a bordo, ma, forse intimorito dal disordine, sceglie altre strade, altri passaggi.

    Con chi non ha idea di cosa stiamo parlando, vorrei condividere questo bellissimo post di Albatros.

  11. albatros900 ha detto:

    esattamente come dici tu. be, ti ringrazio del link al post, sicuramente eccessivo rispetto alla qualita’ del post stesso;ma l’affetto, si sa, e’ eccessivo per sua natura. o almeno, quello eccessivo e’ lo che preferisco!
    un abbraccio grato, e una buona giornata
    🙂

  12. albatros900 ha detto:

    un buon fine settimana, da un lavoratore del sabato mattina!!
    ti auguro luminose giornate, anche quando i raggi del sole avranno varcato la linea dell’orizzonte, perdendosi al di la’…(ammazza, sto saluto e’ proprio “sturm und drang”).
    albatros minacciato dal vecchio marinaio!(le cose vanno meglio)

  13. wilcoyote ha detto:

    …avevo il sospetto che lavorassi anche il sabato mattina! A me rimangono le incombenze domestiche (alle verze sono subentrati i finocchi).
    Al saluto “sturm und drang” rispondo con un augurio “osteria di fuori porta”: che al marinaio minaccioso l’albatros risponda con una decisa beccata! ;D
    (felice che le cose vadano meglio!)

    Ciao

    Mario

  14. albatros900 ha detto:

    be, visto che hai citato guccini, nella mail, immagino che il saluto “osteria di fuori porta” sia un omaggio a una sua bella canzone :-).
    quanto all’albatros: qui a roma fa, come dico io, un freddo becco…dunque non dovrei aver difficolta’ a giovarmi del clima per rintuzzare eventuali attacchi dell’importuno marinaio a colpi di beccate come suggerisci saggiamente!

  15. albatros900 ha detto:

    “alle verze sono subentrati i finocchi”….frase che abbisogna di una tua ulteriore precisazione (ih ih ih sono ilare il sabato al lavoro, quanno me pija bbene!)

  16. utente anonimo ha detto:

    grande Mario, amico mio!
    che pigrizia colossale la tua, comunque lieto di leggerti (ho perso una sera, ma è stato bello) e di condividere i tuoi pensieri.
    sei invitato sul blog degli alessndrini a scrivere del nostro incontro da guitar di tortona, ricordi? he he…
    e hai carta bianca sempre.
    in realtà il blog è una scusa per radunare gente.
    ho idea di candidarmi alle elezioni…

    un abbraccio forte e a presto, stasera e domani si suona, spero di riuscire a venire a sentirvi alla data che mi hai scritto.

    ciao Ale http://baldnblonde.blogspot.com

  17. wilcoyote ha detto:

    Ciao Ale! Grazie per aver dedicato tempo a leggere le mie cose. Mi conosci, e conosci anche quello che non ha (ancora) trovato posto in questo diario web.
    Stavo giusto pensando a qualcosa da scrivere nel tuo/vostro/nostro ospitale blog di alessandrini. Lo sarò in via onoraria ;D
    Certo che ricordo l’incontro. Chissà…
    Sto vedendo se riesco ad organizzarmi per venirti a sentire domani pomeriggio, lo dirò a Martina… vedremo.

    Un abbraccio anche a te.

    Mario

  18. figliodbattiato ha detto:

    Racconto splendido. Davvero l’ombra ha un peso che ci può schiacciare.
    Inutile pensare di gustare solo i frutti della parte assolata del giardino: prima o poi i frutti dell’ombra toccano a tutti.
    Ciao

  19. wilcoyote ha detto:

    Grazie per il commento, che getta nuova luce sulle ombre, mi si passi lo scontato gioco di parole.
    Un po’ della filosofia di figliodibattiato dà lustro a queste pagine!

    Ciao!

    Mario

  20. utente anonimo ha detto:

    Hanno ragione tutti e mi accodo anche io. Veramente bella questa versione scientifica della parte ‘ombra’ dell’uomo (con buona pace di Jung :). Tu mi hai dato un bel pò di idee. Ma vedi come son fatto? Mi vien già da pensare: che fine ha fatto quell’ombra? Che vita sta andando a condurre. Abbiamo messo dott.Jekyll e Mr. Hyde sotto la luce di laser e riflettori e si sono raffinati tanto da risultare mostruosi come lame. E altrettanto letali. Grazie per avermi portato a questo racconto. Ora, mi sa che quando avrò tempo, passerò in rassegna tutto quanto. In cerca di perle nere come questa. A presto (Shirasaya) PS: e già che c’ero ho seguito il flusso di pensiero, quindi il link alla storia di albatros 🙂

  21. wilcoyote ha detto:

    Ti ringrazio, Shirasaya. Non troverai molte “perle nere”, in genere ho un altro stile… ma chissà, in futuro…
    Intanto mi leggerò le tue, di perle.
    Anche in questa storia si può intravedere il mio amore per l’umanità che non ha peso nelle decisioni. Come l’ombra. Eppure, come l’ombra del racconto, contiene la maggior parte della vita, in senso lato.
    Mi fa piacere che tu sia arrivato al blog di Albatros, troverai veramente molte cose che ti ispireranno!

    Ciao!

  22. wilcoyote ha detto:

    Maura, questo racconto somiglia un po’ ai tuoi? Su, dimmi di sì, così sono contento ^^
    …a parte l’ambientazione, che rispecchia i miei lugubri studi…

  23. maurarock ha detto:

    si decisamente..dici di non guardare horror..ma menti..in realtà sei l’erede di fulci…hihihihi

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