Format

Lo hanno rifatto con il Pantheon.

La prima volta che mi capitò di sentir parlare dell’iniziativa Occupy Piazza Affari fu ascoltando la radio. Nonostante avessi già sentito parlare dell’analogo movimento americano Occupy Wall Street, interpretai male la pronuncia del conduttore radiofonico, convincendomi che la manifestazione italiana di protesta contro lo strapotere finanziario si fosse data la curiosa denominazione di “Occupai Piazza Affari”.

“Chissà”, pensavo, “avranno scelto questo nome per dire che si tratta di un evento tanto memorabile che un giorno i partecipanti lo racconteranno ai nipoti: in quei giorni di primavera del 2012, insieme ad altri valorosi, occupai Piazza Affari!”

Non ho una mente particolarmente pronta, per cui impiegai qualche giorno a capire che l’intenzione dei manifestanti era di uniformarsi agli omologhi americani usando, mutatis mutandis, la stessa espressione inglese: “Occupy etc.”

Quando me ne resi conto, oltre a sentirmi un po’ cretino, rimasi deluso. Mi piaceva di più la storia di nonni e nipoti. Però, accidenti!, pronunciatele correttamente, le espressioni inglesi!

Adesso, sentendo parlare del movimento “Occupy Pantheon”, sto cominciando a irritarmi. Forse l’idea di usare un’espressione comune (“Occupy… something”) dà l’idea di una sorta di “globalizzazione della protesta”, ma a me vengono in mente i cosiddetti “format” televisivi, subdola forma di colonizzazione culturale di matrice soprattutto americana.

Lavoratori (e disoccupati) di tutto il mondo, uniamoci! Ma evitiamo, magari, di far figure da cioccolataio, usando espressioni inglesi che facilmente verrebbero storpiate dai nostri dotti speaker (pardon, annunciatori) web-radio-televisivi, fino ad essere identiche a frasi italiane.

E’ molto improbabile che avrò nipoti, ma già mi vedo, ottantenne rincoglionito, seduto ad un tavolino da bar a raccontare che un giorno occupai… occupai… cazzo, non mi ricordo!

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5 risposte a Format

  1. agrimonia71 ha detto:

    L’idea della protesta format non è male, il fatto è che l’originale sarà sempre più incisivo, le copie rimarranno appunto copie e nel caso italico ahimè più delle occasioni di gita fuori porta.
    Non ho ancora visto (se non in rari casi) qualcosa di veramente serio che valga la pena chiamarsi protesta.

    p.s.Se l’Italia non supera il turno allora sì vedremo delle vere proteste 😉

    • wilcoyote ha detto:

      Hai tristemente ragione: sembra che solo il calcio riesca a coinvolgere un sufficiente numero di persone sufficientemente motivate. Mah!
      A me in genere non convince l’idea di forzare un evento tipico di una cultura dentro un’altra cultura. Come Halloween, Babbo Natale, OK il prezzo è giusto, i mille reality anglo-americani… Ritengo possibile assimilare concetti di altre culture, ma previa “full immersion” nelle medesime (es. la musica folk americana di cui mi occupo da decenni).

      Ciao! 🙂

  2. PM ha detto:

    …un po’ fuori tema, ma sempre sulla pronuncia dei “nostri”…
    Del resto si sa, noi italiani abbiamo un tallone d’Achille…le lingue straniere! 🙂

    Su un famoso sito di vendite (anche e soprattutto di libri) online, nel quale tu ed io siamo registrati 😉 avevo addocchiato la serie di audiolibri di Harry Potter in inglese. C’erano fior fior di recensioni che ne parlavano in modo assolutamente positivo, dicendo che era un modo molto utile per imparare bene la pronuncia inglese (affiancando magari anche l’ascolto alla lettura dei libri di H.P. in madrelingua) tenuto conto che la lettura era stata affidata a Stephen Fry (attore che, da quanto ho appreso, pare abbia un’impeccabile pronuncia very british).
    Orbene, scorrendo i “consigli” che il sito automaticamente propone in base a quello che si visita, capito negli omologhi audiolibri di Harry Potter in italiano. Una sola recensione, pessima, sconsigliava totalmente l’acquisto, soprattutto considerando che il “personaggio” a cui era stata affidata la lettura aveva una pessima pronuncia italiana (!) e che, peggio che peggio, nominava i personaggi di H.P., chiaramente diversi nella versione italiana da quella inglese, secondo una propria pronuncia british. Per fare un esempio, il povero Severus Piton diventava, nella pronuncia del tipo in questione, PAITON!

  3. wilcoyote ha detto:

    😀 Grazie per la segnalazione, da sbrago! D’altra parte, sono anni che noto un decadimento della professionalità degli annunciatori italiani (con qualche notevole eccezione).
    A quanto ho letto, Stephen Fry è uno “standard” nel mondo degli audiolibri di lingua inglese.

    🙂

  4. Da non credere! Sei proprio l’ultima persona che pensavo di ritrovare qui, visto che ormai avevi praticamento abbandonato Splinder ben prima della chiusura.
    Beh, ci sono di nuovo anch’io, felicissimo di averti rincontrato.
    Un salutone, tuo
    Cosimo

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