Anna (una storia per Halloween)

Ma… avevo scritto questo racconto per Halloween, più per far piacere ad un’amica che per pubblicare un post. E a quanto pare non l’avevo pubblicato. Lo faccio ora. E’ una storia ideata e scritta di getto, probabilmente non l’avevo nemmeno riletta. L’ho fatto ora, al volo, e grossi errori non ne ho trovati.

 

“Dov’è”?

“Da questa parte, dottore. Il medico legale è già arrivato, forse lo conosce, è…”

“Gianluca Santi. Sì, lo conosco, abbiamo studiato insieme”

Stefano, salutati con un cenno gli agenti fuori dalla porta, entra nell’appartamento, si dirige verso la camera da letto che un poliziotto gli ha indicato.

Nella luce innaturalmente forte tutto ha confini netti, irreali. Vede libri per terra, le pagine sgualcite e bagnate dall’acqua fuoriuscita da un bicchiere che si è fracassato cadendo dal comodino. Sedie rovesciate, un cuscino dalla federa lacerata. Non è difficile ipotizzare una colluttazione. Più difficile capire chi è stato a…

Stefano sposta appena lo sguardo e lo vede, disteso per terra e coperto da un lenzuolo bianco. si avvicina.

Una voce lo fa sobbalzare.

“Ciao Stefano”

“Ah… ciao Gianluca. Grazie per avermi avvisato”

“Di nulla, sapevo che Carlo era tuo amico. Mi dispiace”

Al pensiero Stefano sorride, mesto. Amici. Sì, finché non hanno conosciuto Anna, quella sera di cinque
anni prima, in uno strano pub di stampo irlandese. Lei era sola ad un tavolo, con il viso
rigato di lacrime. L’uomo che aspettava le aveva dato buca per l’ennesima volta e i
due amici, colpiti sia dalle lacrime che dall’avvenenza della ragazza, si sedettero vicino
a lei, attratti da un’inspiegabile malìa. Anna ritrovò il sorriso, Carlo e Stefano
persero la loro amicizia, innamorandosi entrambi di quella giovane donna bella, dolce e
misteriosa. I due se la contesero per qualche mese e lei non seppe, o non volle, decidere.
Poi Anna sparì senza dire nulla a nessuno.

Ed ora Carlo è steso a terra, morto, celato alla vista del mondo da un pezzo di stoffa.

“Posso vederlo?” chiede Stefano.

“Se vuoi. Non è un bello spettacolo” risponde Gianluca

“Ferite profonde? Mutilazioni?”

“No, no, niente di tutto questo. E’ morto per arresto cardiaco. Ma ha un’espressione…”

Stefano solleva il lenzuolo e avverte un formicolio al cuoio capelluto.

“Accidenti!”

Carlo aveva gli occhi sbarrati (“Non sono riuscito a chiuderglieli”, mormora il medico
legale), i capelli dritti e incanutiti. Una maschera di puro terrore.

“Arresto cardiaco… sembra letteralmente morto di paura!”

“Già, ma a causa di cosa? e cosa è successo in questa stanza?” chiede Gianluca, più a se
stesso che a Stefano.

=========================================================================================

E’ il tardo pomeriggio del 31 ottobre. Carlo cammina veloce, nella nebbia che da dopo il
tramonto ha invaso la cittadina. L’illuminazione pubblica crea macchie nebulose sospese
per aria. La luce delle vetrine dei pochi negozi ancora aperti si diffonde nella nebbia
come un vapore fluorescente. Da uno di questi negozi esce una figura contro cui Carlo
quasi va a sbattere.

“Mi scusi, mi scusi, sono sempre così distratto…”

“Di nulla, non si preoccupi… ma… Carlo!”

Carlo, che stava procedendo oltre, si ferma e si volta a guardare la donna che lo ha
chiamato per nome.

“Anna. Anna, sei proprio tu?”, mentre un sorriso incontrollabile gli si allarga sul volto.

“Sì! Carlo!”

Anna si precipita fra le braccia di lui, che la stringe affettuosamente. Poi si separano,
fanno entrambi un passo indietro e si guardano, tenendosi le mani e sorridendo.

“Anna… ”

Carlo vorrebbe farle mille domande, ma ne formula solo una:

“…che ne diresti di un caffè?”

“Certo, Carlo, con piacere. Purtroppo sono attesa ad una… una riunione, non posso far
tardi. Ma un caffè ci sta!”

Entrano in un bar poco lontano. Sono gli unici avventori, si avvicina l’orario di chiusura
ed il barista li guarda di traverso, borbottando qualcosa che sembra una bestemmia.
Si fanno portare i caffè ad un tavolino.

Per un po’ non dicono nulla, si guardano e continuano a sorridere. Carlo si perde negli
occhi luminosi di Anna, esattamente come cinque anni prima, e un mucchio di legittime
domande rimangono in sospeso.
Lei si comporta come se non fossero passati tutti quegli anni, come se semplicemente
avesse fatto un breve viaggio e fosse appena tornata, felice di incontrare un tenero
amico.
La conversazione ha un che di surreale. Parlano del tempo, di lavoro, di qualche
conoscenza in comune (ma non di Stefano, l’antico rivale).

Il barista fa cadere un bicchiere e sgrana un rosario di sacramenti. Carlo e Anna capiscono
che è ora di andarsene. Pagano ed escono. Fuori la nebbia si è infittita ma a Carlo
sembra che splenda il sole di maggio.

“Senti, accompagnami a casa, così facciamo ancora due chiacchiere. Ti va?”

“Sicuro, con piacere!”

A Carlo non pare vero. Ai tempi in cui si erano frequentati, lei non aveva mai detto dove
abitasse, né a lui né, se gli si doveva credere, a Stefano. “Chissà…”, pensa Carlo,
“Chissà…”

Camminano una decina di minuti, tenendosi per mano, fino ad un brutto condiminio.
Anna tira fuori le chiavi dalla borsetta, apre il portone, accede la luce dell’atrio e
inizia a salire una rampa di scale, seguita da Carlo. Al quinto piano si fermano davanti
ad una porta alquanto scalcinata. La ragazza apre, un po’ a fatica, entra e accende la
luce. E’ uno squallido bilocale: un atrio che dà su una minuscola cucina e su una
altrettanto minuscola camera da letto, verso cui Anna si dirige, tirandosi dietro Carlo.

“Ti faccio accomodare qui, la cucina è troppo in disordine!” gli dice allegramente.

Carlo si siede sul letto che, contro le sue aspettative, non cigola, mentre lei si toglie
il cappotto e, rimanendo in piedi, si volta verso di lui, sciogliendosi i capelli.

E’ davvero splendida, con la chioma sparsa sulle spalle, con qualche ciocca che ricade
disordinata sulla fronte, le guance graziosamente arrossate dal cambio di temperatura ed
un sorriso dolce che la rende radiosa.

“Anna, sei… sei un sogno!” le dice Carlo, meravigliandosi di aver trovato il coraggio
di parlarle così.

“Grazie”, risponde timidamente lei, e le sue gote paiono diventare ancora più rosse.

Lui fa per alzarsi, ma la ragazza lo trattiene e gli si siede accanto. Rimangono così per
un po’, fianco a fianco. Poi, lentamente, si voltano l’uno verso l’altra, a guardarsi.
Carlo non ricorda di essere mai stato tanto vicino ad Anna ed il cuore gli batte sempre
più forte. La distanza fra di loro si riduce inesorabilmente, come seguendo una legge di
natura.

“Carlo…”, mormora lei, appena prima di appoggiare le labbra a quelle di lui. O sono
le labbra di lui ad appoggiarsi a quelle di lei?

Il bacio è casto e brevissimo, i visi si discostano leggermente e i due tornano a
guardarsi, mentre si tengono per mano.

“Anna… sapessi quante volte ho sognato questo momento… e continua a sembrarmi un
sogno…”

Gli occhi di lei sembrano riflettere intere costellazioni, mentre gli risponde con tono
dolcissimo:

“Carlo… Carlo… no, non è…” e intanto lei gli si avvicina, socchiudendo le labbra.

“…un sogno”, ed il tono si fa più roco

“No, Carlo, non è un sogno”

Carlo si ritrae leggermente. La voce di Anna all’improvviso ha perso la dolcezza di prima
ed ora è più metallica.

“Non è un sogno”, ripete lei, con la voce di un automa da vecchio film di fanstascienza.

Carlo fa un passo indietro e sgrana gli occhi. Anna è lei e al contempo non è più lei.
Il viso è lo stesso, gli occhi sono gli stessi ma lo sguardo ha qualcosa di cattivo.

“Non è un sogno, no, proprio no”

La bocca si allarga in un ghigno che mette in mostra denti non umani.

“Ma che cazzo…” Carlo cerca di alzarsi, ma le mani di lei stringono forte le sue, forte
da far male.

Carlo grida. Le unghie di Anna gli si ficcano nella pelle, la bocca di lei aperta per
metà, con quei denti orrendi, si avvicina al volto di lui.

Con uno strattone disperato, Carlo riesce a liberarsi e si alza, urtando il comodino e
facendo cadere un bicchiere d’acqua mezzo pieno ed un paio di libri. Cerca di dirigersi
verso la porta ma Anna lo raggiunge e con un ceffone lo fa cadere a terra.

Gli si avventa addosso, in un’orrida parodia di amplesso, inchiodandolo al pavimento.

Carlo ha gli occhi sbarrati dal terrore mentre lei lo guarda con quel volto angelico e
gli parla con voce diabolica.

“Non è un sogno, Carlo, non è un sogno”

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Stefano, salutati Gianluca e gli agenti, esce dal minuscolo appartamento, poco più di un
bilocale, e si incammina verso la macchina. La nebbia è sempre fitta, ma lui quasi non
se ne accorge, ancora preso dal pensiero della strana morte di Carlo.

Poco prima di raggiungere l’auto, dalla nebbia emerge una figura. E’ una donna, si dirige
verso di lui.

“Stefano!”

E’ una voce famigliare, dolce e allegra.

“Non può essere!” pensa Stefano, ma poi risponde:

“Anna! Sei proprio tu?”

“Sì! Ciao, Stefano!”

“Anna… sembra un sogno!”

“Non è un sogno, Stefano, non è un sogno”

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8 risposte a Anna (una storia per Halloween)

  1. damadelsole ha detto:

    Mario stanotte nn riesco a dormire e mi sono accorta di questo tuo nuovo post…. Ecco, magari la notte non è proprio il momento più opportuno x leggerlo :p
    Molto carino!!

  2. Mario ha detto:

    Ahahah! Direi di no. Il racconto si ispira alle mie “paure ancestrali”, in particolare il terrore che le cose consuete cambino e prendano sembianze mostruose. Scrivendo la storia, intorno alla mezzanotte dello scorso 31 ottobre, mi sono fatto paura da solo 😀

  3. damadelsole ha detto:

    Ma dai! Lo hai scritto proprio ad Halloween??? 😮 E che paura sul serio!

  4. Martina Valkyrja ha detto:

    Ciao Mario!!! Ma lo sai che non lo ricordavo bene questo racconto! l’ho riletto con molto piacere e…beh, fa davvero il suo bell’effetto!!!! 😀

  5. Mario ha detto:

    Di venerdì 17, poi… L’ideale era leggerla in una sera nebbiosa, dopo una giornata cupa e senza nessuno in casa. Meglio ancora, con qualcuno che entra mentre stai finendo di leggere e ti si avvicina 😉

  6. wwayne ha detto:

    Ciao! Ma non lo aggiorni più il tuo blog?

  7. Mario ha detto:

    Ciao wwayne (william wayne? wayne’s world? viva wayne?).
    Già, non scrivo più niente ormai da anni. Eppure in passato ho scritto parecchio. Mah, sarà pigrizia, sarà eccesso di impegni, fra lavoro e progetti musicali. Sarà… oddio… che mi stia inaridendo?

    • wwayne ha detto:

      Spero che tu ricominci presto: il tuo talento come blogger non deve andare sprecato.
      Riguardo al mio nickname, ha una spiegazione diversa da quelle che hai ipotizzato. Volevo iscrivermi come “johnwayne”, ma era già preso; ho riprovato con “wayne”, ed era preso anche quello; alla fine ho raddoppiato la consonante iniziale, e WordPress mi ha dato il via libera. 🙂
      Colgo l’occasione per consigliarti questo splendido film: https://wwayne.wordpress.com/2017/02/19/benedetto-il-giorno-che-ti-ho-incontrato/. Vederlo mi ha reso una persona migliore. Grazie per la risposta! 🙂

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