Liebster-awarded (ellapeppa!)

Per dirla in stile “parla come mangi”, l’amica Martina, nota valchiria dedita al culto di Odino nel suo inedito avatar merliforme (e così, in barba agli ultranazionalisti scandinavi, ho unito miti norreni e teologie indù), titolare del blog Supposizioni & Supposte, mi ha insignito del premio Liebster. Grazie Martina!

Wow! Il premio Liebster! Ehm… ma cos’è il premio Liebster?  Lo spiega la stessa Martina: è un premio virtuale (ti pareva che vincevo qualcosa di tangibile?) assegnato da parte di chi lo ha già ricevuto (un premio ricorsivo, quindi) a blog con meno di duecento followers come riconoscimento della qualità del blog premiato e come incoraggiamento per l’autore.

In passato, questo blog, su altra piattaforma (la compianta Splinder), aveva parecchi lettori e commentatori. Detto per inciso, “lettori e commentatori”mi piace di più che “follower”, inutile anglicismo. La migrazione su WordPress ha ovviato alla chiusura di Splinder. Più difficile ovviare ad una crescente mancanza di voglia di scrivere nuovi articoli, cosa che ha portato all’attuale situazione per cui, per scrivere questo post, ho dovuto lottare contro le tenaci ragnatele che ostruivano l’accesso al blog. Ho rimosso solo le principali, quelle agli angoli del soffitto le ho lasciate (mi sarebbero mancate) e la polvere… oh, la polvere è rimasta dov’era, si sa mai che abbia bisogno di chiederle qualcosa, mettendo in pratica il vecchio suggerimento di John Fante.

Scusate la divagazione, torno all’ambìto premio. Il Liebster è un riconoscimento che comporta dei doveri (probabilmente anche il Nobel, nel caso vi saprò dire…). Il primo di questi è quello di pubblicare il logo del Liebster Award. Eccolo qui:

Liebster_Award

Il secondo dovere consiste nel ringraziare il blog che mi ha nominato e seguirlo. Ora, non so come si faccia a ringraziare un blog. Diciamo che lo farò nella persona di Martina, che quel blog redige e aggiorna. Lo seguirò certamente, lo faccio dal 2006. Su richiesta, seguirò pure Martina (magari non in bagno…).

Il terzo dovere è quello di rispondere a undici domande poste da chi mi ha nominato. E qui inizia la parte difficile. Vediamo:

  1. Qual’è il genere musicale che preferisci?
    Che accidente di domanda è? Il concetto di “genere” mi va un po’ stretto. La musica che preferisco è tendenzialmente suonata con strumenti acustici, voce compresa, con melodie costruite in base a rapporti gradevoli fra gli intervalli (lo so, è un concetto abbastanza astratto: diciamo che non mi piace troppo sentire un Do2 seguito da un Reb4); armonie altrettanto proporzionate, con qualche concessione alle dissonanze a mo’ di spezie; adeguato equilibrio fra il volume dei vari strumenti in modo che tutte le parti possano concorrere adeguatamente al risultato; voci utilizzate in modo abbastanza vicino alla loro espressione naturale, va bene il sostegno diaframmatico, ma vivo bene anche senza gli estremi di certo canto lirico (pure senza growl e distorsioni varie di certo rock), le armonie vocali sono gradite; le melodie preferisco siano relativamente semplici, di ispirazione popolare, non eseguite per sottolineare virtuosismo vocale ma per evocare immagini, ricordi, sogni, sentimenti; a soddisfare l’intelletto ci può stare la finezza armonica, purché mantenga l’espressività emotiva del  brano… mmm… mi rendo conto che la faccenda si sta complicando e allungando. D’altra parte, non riuscirei a dare una risposta generica tipo “country”, “blues”, “classica”, “rock” ecc.: appena pubblicata la risposta, me ne pentirei, pensando che forse avrei fatto meglio a dire un’altra cosa. Le preferenze di genere le lascio a quelli che hanno l’animo dei fans, io mi sa che sotto questo aspetto non sono granché.
    Nella mia “definizione” credo che ci stiano dentro un po’ tutte le cose che amo ascoltare: la musica acustica basata sulla tradizione anglo-scoto-irlandese e americana, l’opera barocca, tante varianti del cosiddetto roots-rock, ma anche i cori bulgari, Arvo Paart, tante musiche tradizionali dal mondo, un certo modo di fare blues, un certo modo di fare jazz (in dosi omeopatiche, per favore!), musica corale (senza esagerare con i cori alpini, troppo alcolici!)… insomma, un gran pezzo di quella importante ragione per vivere che è la Musica!
    Farei prima a dire quello che non mi piace. Chissà, forse potrei infilarci qualche intero genere… ma preferisco lasciare aperto uno spiraglio.
  2. C’è una canzone che ti rappresenta in modo particolare?
    Questa è facile: ovviamente la canzone è “E’ meglio Mario“, vincitrice dello Zecchino d’oro 1996!
    In alternativa, “Lark in the Morning” di Kate McLeod, ballata contemporanea in cui, a mio parere,  la musica ed il testo ben si armonizzano fra loro ad evocare uno struggimento di fondo, smussato ed attutito dal tempo, mai del tutto sopito.
    E’ una canzone che ho ascoltato per la prima volta una ventina di anni fa nella versione di Mollie O’Brien. Inizialmente mi aveva colpito l’accompagnamento di chitarra acustica fatto da Scott Nygaard, un vero poeta dello strumento. Ben presto iniziai a prestare attenzione all’intensa voce di Mollie e alle parole. In quei giorni, mi sembravano davvero parlare di me. Molti anni dopo, la canzone continua a rappresentarmi, ancor meglio di allora.
  3. Il tuo scrittore preferito?
    Altra domanda di non facile risposta. Ho avuto periodi in cui mi interessavo particolarmente ad un particolare autore: Emilio Salgari da ragazzino, Isaac Asimov da adolescente, più tardi i sudamericani, Amado e Marquez, la prima Allende, e poi Pennac, gli inglesi, mia grande passione, come Lodge, Amis, Dickens, Byatt, McEwan… e ancora Carlo Sgorlon, Silone. La Blixen. “Il Maestro  e Margherita” di Bulgakov, uno dei miei romanzi preferiti di sempre. Mordechai Richler. James Salter, John Willliams, Kent Haruf. Abraham Yehoshua, Amos Oz, Eskol Nevo. I fratelli Singer. Philip Roth. Continuano a farmi ridere “Tre uomini in barca” e “Tre uomini a zonzo” di J.K. Jerome.
    Con gli anni, ho iniziato a variare parecchio, spaziando fra generi e stili piuttosto dissimili: “L’idiota” e subito dopo un giallo di Loriano Macchiavelli, seguito da una delle fantastiche avventure di Tuesday Next di Jasper Fforde. Dopo, tanto per gradire, Henry James e Virginia Woolf. Una parentesi con Mario Pomilio, poi una piccola dose di James Joyce e successivamente, per recuperare, Andrea Vitali. Lorenzo Licalzi e Jonathan Franzen. Se entro in una libreria corro il rischio di imbattermi in un autore che mi interessa. E subito dopo, in un altro. Se mi va male, in un altro ancora… E’ dura, ragazzi! Ci sono nomi, entrati nella mia mente e nel mio cuore nel passato o da poco, che, al vederli su un nuovo libro, continuano a farmi battere il cuore (e cacciare il portafogli!), ma non potrei dire “sono i miei scrittori preferiti”: come per la musica, dopo aver pubblicato il post me ne verrebbe in mente un altro, sarei preso dal rimorso come se avessi rinnegato un amico.
  4. Preferisci leggere poesia, narrativa o saggistica?
    Dai nomi che ho fatto nella risposta precedente penso si possa agevolmente dedurre che preferisco leggere narrativa. Che poi, nei romanzi che leggo trovo spesso splendida poesia e originale saggistica. Freud ammirava molto l’opera (narrativa) di Schnitzler per la sua profondità di analisi psicologica, al punto da avere una sorta di timore reverenziale per lo scrittore suo conterraneo. Non disdegno, comunque, la poesia, il teatro e neppure la saggistica (ma a piccole dosi, di documentazione tecnica ne leggo fin troppa per lavoro!)
  5. Ti va di descriverti  con 5 aggettivi?
    Apprezzo molto la delicatezza di quel “ti va?”. Attribuirsi aggettivi è sempre pericoloso: potrei scegliere un approccio soggettivo e rischiare sonore smentite oppure uno il più oggettivo possibile, al limite dell’autodenigrazione. Una più o meno falsa modestia, abbinata al tentativo di essere oggettivo, mi farebbe mettere da parte considerazioni sulle mie qualità. Posso usare avverbi o locuzioni avverbiali? Nel qual caso, potrei dire di essere relativamente colto, mediamente intelligente, tendenzialmente buono, abbastanza musicale, occasionalmente irascibile. Che dite, ci siamo? Senza avverbi: impulsivo, appassionato, ingenuo, affettuoso, rude. Può andare?
  6. Sei innamorato?
    Sempre e comunque (soprattutto comunque)!
  7. Se potessi provare la macchina del tempo, in quale epoca vorresti essere catapultato?
    Ecco, dipende dalle possibilità di gestire un eventuale ritorno, in caso di necessità. La domanda dice “catapultato”: diciamo che non mi piacerebbe piombare per caso in mezzo ad una pestilenza del medioevo, durante una carestia o fra le fiamme di un borgo incendiato dai lanzichenecchi. Ma nemmeno dalle parti della ghigliottina a fine ‘700, si sa mai che io possa apparire come un nemico della Repubblica. O fra i soldati napoleonici in ritirata dalla Russia.
    Epoche culturalmente interessanti ce ne sono parecchie, ma viverci potrebbe essere rischioso. Chissà, forse mi basterebbe tornare indietro di venti-trent’anni, magari con l’aggiuntiva possibilità di ringiovanimento fisico (le esperienze me le vorrei tenere), e fare altre scelte…
  8. Se ti regalassero un viaggio per una destinazione a tua scelta, dove andresti?
    Di posti che mi piacerebbe vedere, vicini o lontani, ce ne sono molti. Ma… già che mi regalano un viaggio senza specificare limiti, potrei scegliere di arrivare in qualche località del New England, magari Boston, e da lì partire, con una bella station wagon (oppure un van) completamente spesata da chi mi regala il viaggio, per qualche mese di vagabondaggio per gli USA, alla ricerca di luoghi, persone, musica. Ovviamente, con un documento che legalizza il mio girovagare, non vorrei finire a Guantanamo!
  9. Le 5 cose che non possono mancare nella tua valigia?
    Ussignur! Quando sto via più di un giorno ho sempre difficoltà a tenere il bagaglio leggero. Spero che la domanda non include cose come calze e mutande!
    Al netto degli accessori per una sopravvivenza civile minima e di eventuali farmaci obbligati, direi che nel mio bagaglio ci deve comunque essere: un grosso libro (o, con la possibilità di ricaricarne la batteria, meglio un lettore ebook con qualche centinaio di titoli assortiti), una torcia elettrica con buona autonomia, un set di piccoli attrezzi (forbici, cacciaviti, pinze), Biochetasi (sic!), apparato per la riproduzione della musica (anche in questo caso, con parecchi brani a disposizione, va bene anche il telefono) con cuffie.
    Potrei sostituire gli attrezzi con un giubbotto impermeabile pieghevole (a.k.a. k-way) oppure con una riserva compatta di cibo (non si sa mai). Oppure, se non potessi usare il lettore ebook, con un altro libro. Se il bagaglio mi deve servire per un tempo piuttosto lungo, potrei sostituire anche il lettore di musica con un altro libro (qualche sacrificio bisogna pur farlo!). Oppure con carta & penna, finiti i libri potrei mettermi a scrivere io.
  10. Un sogno che ti impegnerai a realizzare nella tua vita?
    Mi sa che sono un po’ in ritardo per molte, troppe cose… Non so se conoscete la canzone “Poems, prayers and promises” di John Denver. A ventotto anni già faceva un bilancio di una vita già ricca e pensava a quello che avrebbe voluto ancora fare: crescere una famiglia, partire per un luogo remoto, danzare fra le montagne della luna. A vent’anni, erano anche i miei sogni, ormai sbiaditi.
    Rimane un grande sogno, che in parte ho realizzato: quello di fare musica, la mia musica, comunque si possa definire. Musica con i migliori strumenti possibili: una chitarra acustica il cui suono sia poesia, un mandolino ed un banjo dal timbro deciso e dolce allo stesso tempo, un dobro che suoni come un cannone, un octave mandolin, forse un Corrado Giacomel, per cambiare suono, strumenti che devo ancora imparare a suonare ma chissà… Musica suonata con musicisti a me affini, che cerchino il risultato d’insieme piuttosto che il virtuosismo solista, musicisti che io possa chiamare “amici” (e non nell’inflazionistico senso di Facebook). Musica, il mio ultimo sogno.
  11. Un personaggio (reale o di finzione, storico o contemporaneo) che ammiri?
    A questo punto, nessuno si aspetta che io spari subito un nome, secco. Persone che ammiro ce ne sono parecchie, ognuna a pieno titolo, molte di queste sconosciute ai più. Da ragazzino, nella seconda metà degli anni ’70, giocavo con un paio di amici a far le corse in bici. Uno di loro diceva di essere Gimondi. L’altro si autoproclamava Merckx. “E io chi sono?”, chiesi, totalmente digiuno di ciclismo sportivo. “Tu sei Carlo ‘d Pulòt”, rispose uno dei due malandrini. Così passammo il pomeriggio sfrecciando per la piazza del paese, sorpassandoci a vicenda, gridando “Arriva Gimondi!”, “Passa Merckx!”, “Largo a Carlo ‘d Pulòt!”.
    Qualche tempo dopo scoprii che Carlo ‘d Pulòt era un anziano compaesano, non un campione mondiale di ciclismo. Eroi sconosciuti. Ecco, forse è fra questi che si nascondono i personaggi che ammiro di più. Gli antichi erigevano altari al Dio Sconosciuto, preoccupandosi, fra la moltitudine di dei che ai tempi andava di moda, di averne dimenticato qualcuno  che, irascibile, potesse vendicarsi. E io ammiro l’eroe sconosciuto. Chiunque esso sia, fra le altre doti deve avere questa: l’umanità.

Bene, ho faticosamente risposto alle undici domande. Ora dovrei nominare undici blogger con meno di duecento lettori accreditati, informarli del premio e stilare una lista di undici domande a cui dovranno rispondere… non ce la posso fare! Facciamo così: ora pubblico questo post. Mi documento sui possibili blog da nominare e in un successivo post completo il mio dovere di premiato.

Nel frattempo, andrò a leggermi le risposte degli altri blogger nominati da Martina.

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5 risposte a Liebster-awarded (ellapeppa!)

  1. damadelsole ha detto:

    Mario mi è arrivata la notifica di un nuovo post sul tuo blog… mi sono emozionata! :p

  2. Mario ha detto:

    Ebbene sì, Roby, è un mio nuovo post 😀
    Per la sua esistenza va ringraziata (o deplorata) Martina, che mi ha intortato con il premio Liebster.

  3. Martina Valkyrja ha detto:

    Eh sì! Ha proprio ragione la Damadelsole qui sopra! Sarebbe bellissimo se anche tu tornassi a scrivere su questo blog!!! 🙂
    Le tue risposte sono strepitose, ma un po’ me le potevo immaginare! 😉
    Ho divorato questo post!
    Ti preoccupi di cosa possono aver risposto gli altri blog che ho nominato ma in realtà sei stato uno dei 2-3 che hanno risposto!!! 😀

  4. Mario ha detto:

    Martina, sai troppe cose di me 😛
    Spero che l’esposizione sia stata comunque gradevole da leggere.
    Non mi preoccupo di cosa possano aver risposto gli altri nominati, ne sono curioso, come sono curioso di tutto ciò che attiene all’essere umano (eheheheh! è una citazione quasi letterale).
    Temo che alcuni non perderanno tempo a rispondere a domande di squisita umanità, sono blog con ben altra finalità 😉

    P.S. in effetti una volta ti ho seguita pure in bagno, ma a suonare!

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