Cit…azioni

Ma andate a cagare (cit.)

Non sono un ingrato, il web alla portata di tutti mi ha portato tante cose belle: nuove, splendide amicizie e la possibilità di conoscere ancora meglio chi amico già lo era.

Ci sono cose, però, che dell’internet declinato a cani e porci mi turbano assai. Uno dei motivi che maggiormente mi inquietano è il fatto che venga usato da alcuni (una minoranza, per fortuna, ma una minoranza preoccupante) come comodo schermo per proferire ingiurie e minacce vergognose. Un’altra cosa che mi suscita soprattutto irritazione (e delusione) nei riguardi del mio prossimo è quella drammatica dimostrazione della mancanza di spirito critico che si concretizza nell’accettare passivamente e inoltrare a più gente possibile qualsiasi cosa arrivi da altri utenti del web democratico (o populista). Questa tendenza, che un’accozzaglia di astuti farabutti ha ben presto imparato a sfruttare a proprio vantaggio, incoraggiando e fomentando il non-pensiero, si manifesta in parecchi, scellerati modi, dalle cosiddette fake-news alla calunnia. Uno di questi, più innocuo di altri ma emblematicamente fastidioso, è il fare citazioni a sproposito, colposamente o dolosamente false, prive di corretta attribuzione.

Sarà capitato a tutti di trovare sul pestifero Facebook (perigliosa rete a cui, almeno finora, sono sfuggito) o da questo inoltrati tramite altri sistemi di messaggistica (es. Whatsapp, a cui, ahimè, non sono immune) improbabili aforismi accollati ad ancora più improbabili autori. Qualcuno mi ha detto che alcuni goliardici buontemponi hanno iniziato a diffondere finte citazioni per divertirsi a vedere fino a che punto arriva l’umana credulità. Il gioco deve essere sfuggito loro di mano, si trovano in rete le cose più deliranti seriamente affibbiate a questo o quel pensatore (o scienziato o musicista o poeta…). In alcuni casi certe citazioni possono sembrare davvero plausibili, nella maggior parte, invece, si presentano palesemente come banalità tali che il presunto autore, se davvero avesse pronunciato quelle frasi, si giustificherebbe spudoratamente ammettendo l’abuso di alcol o allucinogeni, si trattasse pure del papa o di Kant.

Citazioni farlocche divulgate a nastro, frutto della mancanza di spirito critico e di una certa carenza culturale. L’intelligenza non è un obbligo e l’erudizione alla Umberto Eco non è da tutti, per cui tendenzialmente considero veniale la falsa attribuzione di aforismi.
Mi infastidisce decisamente di più la presunzione di quelli che scrivono frasi ritenute “ad effetto” (correttamente: anche la diarrea può essere l’effetto di qualcosa…) aggiungendo, come se bastasse a dire tutto, la magica formula “Cit.”.
Un modo per dire: “Ehi, gente, non ho bisogno di dirvi chi ha scritto «Dimmi come cerchi e ti dirò cosa cerchi», vero?”. E tu, che non vuoi apparire ignorante, abbozzi, cercando in rete (benedetta sia la sua sapienza) e scoprendo che la frase è di Ludwig Wittgenstein.
C’è la non trascurabile possibilità che l’arguto individuo abbia preso a sua volta la citazione da qualche altro buontempone che l’ha pubblicata con l’esauriente chiosa “Cit.”.

Ma “Cit.” di che? E’ vero che internet consente di individuare la fonte della frase in pochi secondi, ma è anche altrettanto vero che l’informazione reperita in rete possa essere errata, originata a sua volta da altre incomprensioni, ambiguità, errori in buona fede o meno. L’abbreviazione “Cit.” andrebbe usata in un testo in cui, in note a piè di pagina o in appendice, è presente il riferimento all’opera citata. Certo, questa è la parte difficile e faticosa: individuare e citare le fonti. E perché mai? Scriviamo “Cit.” e la palla passa al lettore che non vuol passare per disinformato.

Qualcuno potrebbe chiedersi cosa mi abbia spinto ad esternare questa mia irritazione verso web-nauti pressoché innocui. Be’, ovviamente tutto è partito dall’essermi imbattuto in una citazione chiosata con “Cit.”. E’ la seguente, e mi piacerebbe conoscerne la vera origine (se ne esiste una documentata), non una serie di rimandi uno più improbabile dell’altro, come una prima ricerca in rete che ho fatto mi ha dimostrato: “Vivo la mia vita  un quarto di pizza alla volta”.
Una frase finto-brillante, abbastanza “gggiovane”, presa da… da chi, maledizione!?

Nell’impossibilità di rifilare sonori ceffoni a questi supponenti citatori, mi limito ad innervosirmi. E a dedicare loro la frase riportata a inizio post, una cui citazione corretta potrebbe essere:

“Ma andate a cagare” (da “La favola di Adamo ed Eva” di Max Gazzè”)

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5 risposte a Cit…azioni

  1. damadelsole ha detto:

    Ahhhh!! Mario appoggio completamente il tuo discorso, anche a me da’ davvero fastidio leggere cit. oppure una frase semplicemente virgolettata senza che si riporti la fonte!! Uso molto le citazioni ma riporto sempre l’autore e, se ne sono a conoscenza o se sono tratte da canzoni o libri che ho letto direttamente, riporto anche i titoli. Che fastidio quando non è così!!! E’ che spesso la gente le riporta ad cazzum!

    • Mario ha detto:

      Grande Roby! 😀
      So che citi e che riporti gli autori, so anche che ci tieni alle parole e a chi le ha pensate 🙂
      Il riportare ad cazzum è uno sport diffuso nel social web 😉

      Un abbraccio!

  2. Caterina Milanesio ha detto:

    Io non uso mai citazioni, nemmeno su Facebook, e scrivo sempre qualcosa di mio, che copiare dal web mi sembra proprio una brutta abitudine. Se certe frasi sono già lì per conto loro, perché copiarle da qualche altra parte? Non copiavo nemmeno a scuola, figuriamoci se lo faccio adesso! Mio figlio legge molti libri e vedo che sottolinea spesso delle frasi. Qualche volta ne riporta qualcuna sul web, indicando il libro da cui l’ha tratto. Almeno questo ha un senso.
    La cosa peggiore, secondo me, è copiare qualsiasi notizia provenga dalla rete senza consultarne la fonte e chiedendo a tutti di diffonderla ai propri contatti. Capita così che ci siano bambini da curare quando ormai, dato il tempo di circolazione della notizia, sono ormai adulti e guariti, cani da adottare che sono già morti di vecchiaia ecc… Poi ci sono le varie immagini con “Buona giornata! Buona serata! Buon weekend! Buona giornata dell’amicizia” che riempiono lo smartphone di gif ballonzolanti e chiedono di cercare un’altra immagine per ricambiare.
    Il top è poi costituito dai messaggi su facebook che chiedono di mettere cuori, oppure di scrivere frasi idiote, perché bisogna sensibilizzare la gente sul cancro. Es. io scrivo “Oggi non mi sono messa le mutande”, tutti mi rispondono chiedendo come mai ed io rispondo che l’ho scritto per sensibilizzare sul problema del cancro. Non ti sembra una cosa demenziale? Eppure tantissime persone adulte partecipano all’iniziativa convinte di fare del bene!
    Insomma, con questi social la gente si sta proprio rimbambendo, crede a tutto e obbedisce a qualsiasi invito , senza preoccuparsi di consultare altre fonti. Dove andremo a finire? Hai proprio ragione a mandarli a quel posto!

    • Mario ha detto:

      Ciao Kat! 🙂
      Certo, tuo figlio fa la cosa corretta: cita e riporta le fonti. Se le citazioni le prende da libri e non dalla rete, la fonte riportata sarà quella corretta.
      Lo dico perché fra le aberrazioni/idiozie social c’è quella fastidiosa di copiare frasi dal web con attribuzioni deliranti tipo “Tutto è relativo (A. Einstein)” o “Pesce fesco! (Gesù di Nazareth)”, il tutto pubblicato senza farsi domande.

      Un abbraccio (cit.) 😀

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